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Guerre arabo-israeliane

Con l’espressione guerre arabo-israeliane si indicano i conflitti armati tra lo Stato di Israele e gli Stati arabi vicini, a partire dalla sua nascita nel 1948. Le principali sono quattro: la guerra del 1948-1949, la crisi di Suez del 1956, la guerra dei Sei giorni del 1967 e la guerra del Kippur del 1973. Sullo sfondo, sempre, c’è la questione palestinese, che è rimasta aperta anche quando le guerre tra Stati sono finite. Per orientarsi conviene seguire le date una per una.

Le origini del conflitto

Dopo la Prima guerra mondiale la Palestina, fino ad allora ottomana, passò sotto mandato britannico. Già nel 1917, con la dichiarazione Balfour, Londra si era impegnata a favorire la nascita di un “focolare nazionale” ebraico, promettendo di non danneggiare i diritti delle popolazioni non ebraiche. Negli anni seguenti l’immigrazione ebraica crebbe, e con essa gli scontri con gli arabi palestinesi.

Dopo la Shoah la pressione per uno Stato ebraico divenne fortissima. Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 181, che prevedeva la divisione della Palestina in due Stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale. I dirigenti sionisti accettarono; quelli arabi la respinsero.

La guerra del 1948 e la Nakba

Il 14 maggio 1948, alla partenza degli inglesi, David Ben Gurion proclamò lo Stato di Israele. Il giorno dopo eserciti di Egitto, Transgiordania, Siria, Iraq e Libano entrarono in Palestina. Israele, che chiama questa guerra “guerra d’indipendenza”, ne uscì vincitore e con un territorio più ampio di quello previsto dall’ONU.

Per i palestinesi fu la Nakba, la “catastrofe”. Circa 700.000 persone fuggirono o furono espulse dalle loro case, e non poterono più tornarvi. Le cause di quell’esodo sono state a lungo al centro di un duro dibattito storiografico. Con gli armistizi del 1949 la Cisgiordania passò alla Giordania e la striscia di Gaza all’Egitto; Gerusalemme rimase divisa.

Suez 1956 e la guerra dei Sei giorni

Nel 1956 il presidente egiziano Nasser nazionalizzò il canale di Suez. Israele, d’accordo con Francia e Regno Unito, attaccò l’Egitto e occupò il Sinai. Ma Stati Uniti e Unione Sovietica imposero il ritiro: era il segno che in Medio Oriente contavano ormai le due superpotenze della guerra fredda.

Undici anni dopo, nel maggio 1967, Nasser chiuse lo stretto di Tiran alle navi israeliane e ammassò truppe nel Sinai. Il 5 giugno Israele attaccò per primo, distruggendo a terra gran parte dell’aviazione egiziana. In sei giorni conquistò il Sinai e Gaza, la Cisgiordania con Gerusalemme Est e le alture del Golan. A novembre la risoluzione 242 dell’ONU chiese il ritiro dai territori occupati in cambio del riconoscimento di tutti gli Stati della regione: la formula “terra in cambio di pace”.

La guerra del Kippur e lo shock petrolifero

Il 6 ottobre 1973, nel giorno ebraico del Kippur, Egitto e Siria attaccarono di sorpresa. Nei primi giorni gli israeliani furono messi in grave difficoltà, poi contrattaccarono e attraversarono il canale di Suez. Un cessate il fuoco fermò i combattimenti dopo meno di tre settimane.

Le conseguenze arrivarono fino in Europa. I paesi arabi produttori di petrolio ridussero le esportazioni e imposero un embargo ai paesi considerati amici di Israele. Il prezzo del greggio salì di colpo. In Italia, per risparmiare carburante, il governo vietò la circolazione delle auto la domenica: le “domeniche a piedi” dell’inverno 1973-1974.

Dalla pace con l’Egitto agli accordi di Oslo

Il 1973 cambiò la politica egiziana. Nel 1977 il presidente Sadat volò a Gerusalemme e parlò davanti al parlamento israeliano. Con la mediazione americana, a Camp David, si arrivò al trattato di pace del 1979: Israele restituì il Sinai. Sadat pagò questa scelta con la vita, assassinato nel 1981.

Nel 1982 Israele invase il Libano per colpire l’OLP di Yasser Arafat. A settembre, nei campi profughi di Sabra e Shatila, miliziani cristiani libanesi alleati di Israele massacrarono centinaia di civili palestinesi. Nel 1987 scoppiò la prima intifada, la rivolta dei palestinesi nei territori occupati. Nel 1993 gli accordi di Oslo, firmati da Arafat e dal premier israeliano Rabin, portarono al reciproco riconoscimento e alla nascita dell’Autorità nazionale palestinese. Nel 1994 anche la Giordania firmò la pace. L’anno seguente Rabin fu ucciso da un estremista israeliano.

Dal 2000 al 2024

Il processo di pace si interruppe con la seconda intifada, iniziata nel 2000. Nel 2005 Israele ritirò coloni e soldati da Gaza, dove nel 2007 prese il potere Hamas. Seguirono diverse guerre a Gaza e, nel 2006, una guerra in Libano contro Hezbollah. Nel 2020 gli accordi di Abramo stabilirono relazioni diplomatiche tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, a cui si aggiunsero poi Marocco e Sudan.

Il 7 ottobre 2023 Hamas attaccò il sud di Israele: furono uccise circa 1.200 persone e circa 250 vennero portate a Gaza come ostaggi. Il governo di Benjamin Netanyahu rispose con una vasta offensiva nella striscia. Alla fine del 2024 il ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, contava oltre 45.000 morti, e la gran parte della popolazione era sfollata. Nello stesso anno si intensificarono gli scontri con Hezbollah in Libano, fino a un cessate il fuoco a novembre.

Come studiare le guerre arabo-israeliane

È un tema in cui le parole stesse sono contese: la stessa guerra del 1948 è “indipendenza” per gli uni e “catastrofe” per gli altri. Per questo è utile leggere storici di prospettive diverse e distinguere sempre i fatti documentati dalle interpretazioni. La storia del rapporto tra israeliani e palestinesi, dalle origini a oggi, è ricostruita nella scheda sul conflitto israelo-palestinese.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Enciclopedia Treccani, voce “arabo-israeliane, guerre”
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Arab-Israeli wars”
  • Nazioni Unite, risoluzioni 181 (1947) dell’Assemblea generale e 242 (1967) del Consiglio di sicurezza
  • Benny Morris, Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Rizzoli, 2001
  • Rashid Khalidi, The Hundred Years’ War on Palestine, Metropolitan Books, 2020

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