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Benjamin Netanyahu: politica israeliana, sicurezza e coalizioni

Epoca:

Benjamin Netanyahu (nato nel 1949) è un politico israeliano, leader del partito conservatore Likud e primo ministro di Israele in tre periodi: dal 1996 al 1999, dal 2009 al 2021 e di nuovo dalla fine del 2022. È il capo di governo rimasto in carica più a lungo nella storia dello Stato di Israele. Ha costruito la sua carriera sui temi della sicurezza, dell’opposizione al programma nucleare iraniano e di un approccio scettico verso la nascita di uno Stato palestinese. Dal 2020 è sotto processo per corruzione, accuse che respinge. Dall’ottobre 2023 guida il Paese nella guerra seguita all’attacco di Hamas.

Un’infanzia tra Gerusalemme e Filadelfia

Netanyahu è nato a Tel Aviv il 21 ottobre 1949, un anno dopo la fondazione dello Stato di Israele, ed è cresciuto a Gerusalemme. Il padre, Benzion Netanyahu, era uno storico specialista della storia degli ebrei in Spagna e un sostenitore del sionismo revisionista, la corrente di destra del movimento sionista. Per lunghi periodi la famiglia visse negli Stati Uniti, dove il padre insegnava: Benjamin frequentò le scuole superiori vicino a Filadelfia e imparò un inglese senza accento, che più tardi gli sarebbe stato molto utile in televisione.

Soldato, studente, diplomatico

Nel 1967 tornò in Israele per il servizio militare e prestò servizio per cinque anni nella Sayeret Matkal, un’unità di forze speciali. Poi studiò al Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove si laureò in architettura e ottenne un master in management. Nel 1976 il fratello maggiore Yonatan, comandante della stessa unità, fu ucciso durante il raid di Entebbe, in Uganda, che liberò gli ostaggi di un aereo dirottato. Da quel momento Netanyahu si dedicò ai temi del terrorismo internazionale.

Negli anni Ottanta fu vice capo missione all’ambasciata israeliana a Washington e poi, dal 1984 al 1988, ambasciatore alle Nazioni Unite a New York.

Il primo governo (1996-1999)

Eletto alla Knesset, il Parlamento israeliano, nel 1988, nel 1993 divenne leader del Likud. Nel novembre 1995 il primo ministro laburista Yitzhak Rabin, che aveva firmato gli accordi di Oslo con i palestinesi, fu assassinato da un estremista israeliano. Alle elezioni del 1996, le prime con elezione diretta del capo del governo, Netanyahu sconfisse di stretta misura Shimon Peres. A 46 anni era il più giovane primo ministro del Paese. Pur avendo criticato gli accordi di Oslo, firmò il protocollo di Hebron (1997) e il memorandum di Wye River (1998) con l’Autorità palestinese. Nel 1999 perse le elezioni contro il laburista Ehud Barak.

Ministro delle Finanze e ritorno al potere nel 2009

Dal 2003 al 2005 fu ministro delle Finanze nel governo di Ariel Sharon e promosse tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni. Si dimise in disaccordo con il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza. Nel 2009 tornò primo ministro e rimase in carica per dodici anni consecutivi. Tra i temi centrali di quel periodo ci furono il conflitto con Hamas a Gaza, con diverse operazioni militari, la crescita degli insediamenti in Cisgiordania e la campagna contro l’accordo sul nucleare iraniano, che nel 2015 lo portò a parlare davanti al Congresso americano. Nel 2020, con la mediazione dell’amministrazione di Donald Trump, Israele firmò gli Accordi di Abramo con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, poi estesi ad altri Paesi.

Le inchieste e la crisi politica

Nel 2019 il procuratore generale lo incriminò per corruzione, frode e abuso di fiducia in tre diversi casi; il processo è iniziato nel 2020. Netanyahu si dichiara innocente e sostiene di essere vittima di un’indagine politicamente motivata. Tra il 2019 e il 2021 Israele andò al voto quattro volte senza riuscire a formare maggioranze stabili. Nel giugno 2021 una coalizione molto eterogenea guidata da Naftali Bennett e Yair Lapid lo mandò all’opposizione, ma dopo le elezioni del novembre 2022 Netanyahu tornò al governo con una coalizione di partiti di destra e religiosi. Nel 2023 il progetto di riforma della giustizia del suo governo provocò per mesi grandi manifestazioni di protesta.

Il 7 ottobre 2023 e la guerra

Il 7 ottobre 2023 Hamas lanciò da Gaza un attacco contro il sud di Israele: furono uccise circa 1.200 persone e circa 250 vennero portate a Gaza come ostaggi. Il governo Netanyahu rispose con una guerra su larga scala nella Striscia, con l’obiettivo dichiarato di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, entro la fine del 2024 i morti palestinesi superavano i 40.000; le Nazioni Unite hanno denunciato una grave crisi umanitaria. Nel 2024 il conflitto si estese al Libano contro Hezbollah, fino a un cessate il fuoco a fine novembre. Il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Netanyahu per presunti crimini di guerra; Israele, che non riconosce la giurisdizione della Corte, ha respinto le accuse.

Una figura chiave della storia recente di Israele

Netanyahu ha dominato la politica israeliana per quasi trent’anni. Il suo percorso si intreccia con temi di lungo periodo trattati nella scheda sulle guerre arabo-israeliane: sicurezza, rapporti con i palestinesi, alleanza con gli Stati Uniti. Gli eventi successivi al 2024 sono ancora in corso e non sono trattati in questa scheda.

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