Novecento · Decolonizzazione
La storia di Israele e Palestina nel secondo dopoguerra è legata alla fine del mandato britannico, alla decisione delle Nazioni Unite del 1947 di proporre una partizione e alla guerra del 1948. È un tema storico complesso, nel quale convivono aspirazioni nazionali ebraiche e palestinesi, memoria della persecuzione antisemita in Europa, eredità del mandato, conflitto, migrazioni forzate e questioni territoriali rimaste irrisolte.
Il mandato britannico
Dopo la Prima guerra mondiale la Palestina, già parte dell’Impero ottomano, fu affidata alla Gran Bretagna come mandato della Società delle Nazioni. Il mandato incorporava la dichiarazione Balfour del 1917, che sosteneva la creazione di un “focolare nazionale” per il popolo ebraico, impegnandosi al tempo stesso a non pregiudicare i diritti delle comunità non ebraiche presenti nel territorio.
Durante gli anni del mandato crebbero l’immigrazione ebraica, soprattutto negli anni Trenta per effetto delle persecuzioni naziste, e le rivendicazioni arabe palestinesi di indipendenza. Le tensioni sfociarono in rivolte, repressioni e violenze. La Gran Bretagna non riuscì a trovare una soluzione condivisa e nel 1947 rimise la questione alle Nazioni Unite.
La risoluzione 181
Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale dell’ONU approvò la risoluzione 181, che raccomandava la fine del mandato e la creazione di due Stati, uno arabo e uno ebraico, con Gerusalemme sottoposta a regime internazionale. Il piano prevedeva anche un’unione economica. Fu accolto favorevolmente da gran parte della leadership ebraica e respinto da gran parte della leadership araba palestinese e dai governi arabi, che lo giudicavano iniquo.
La risoluzione era una raccomandazione dell’Assemblea generale e la sua attuazione incontrò rapidamente ostacoli. Prima ancora della fine del mandato, il conflitto tra comunità e forze armate nel territorio aumentò di intensità.
1948: nascita di Israele e guerra
Il 14 maggio 1948, alla vigilia del ritiro britannico, David Ben-Gurion proclamò la nascita dello Stato di Israele. Il giorno successivo eserciti di Stati arabi entrarono nel territorio dell’ex mandato. La guerra proseguì fino al 1949; gli accordi di armistizio lasciarono Israele con un territorio più ampio di quello previsto dal piano ONU, mentre Cisgiordania e Gaza passarono rispettivamente sotto controllo giordano ed egiziano.
La guerra ebbe conseguenze umane decisive. Molti palestinesi lasciarono le loro case o furono espulsi e divennero rifugiati; nella memoria palestinese questo evento è indicato come Nakba. Parallelamente, Israele accolse sopravvissuti alla Shoah e, negli anni successivi, numerosi ebrei provenienti da paesi arabi e musulmani.
Un processo storico incompiuto
Il 1948 non chiuse la questione. La guerra del 1967, l’occupazione israeliana di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, la nascita dell’OLP, le intifade e i tentativi di accordo hanno mantenuto il conflitto al centro della politica regionale e internazionale. Le fonti delle Nazioni Unite registrano le diverse risoluzioni, i negoziati e le questioni rimaste aperte, tra cui confini, rifugiati, sicurezza, Gerusalemme e sovranità. Le tappe successive, fino agli sviluppi più recenti, sono ricostruite nella scheda sul conflitto israelo-palestinese.
Per il percorso sulla decolonizzazione è importante comprendere che la fine del mandato britannico non produsse una soluzione condivisa. Il caso mostra come l’uscita di una potenza imperiale possa lasciare istituzioni fragili e conflitti che continuano oltre il momento formale dell’indipendenza.
Una chiave di lettura
Studiare Israele e Palestina richiede di distinguere i fatti documentati dalle interpretazioni storiche e dalle posizioni politiche contemporanee. Mandato britannico, risoluzione 181, guerra del 1948, rifugiati e conflitti successivi devono essere analizzati attraverso fonti plurali e contestualizzate, senza negare l’esperienza o i diritti storici di nessuna delle popolazioni coinvolte.
Questa scheda non pretende di esaurire un tema ancora aperto. Offre invece coordinate per collegarlo alla decolonizzazione: fine del mandato, autodeterminazione, partizione, guerra, migrazioni forzate e ruolo delle organizzazioni internazionali.