Novecento · Rivoluzione russa
La Rivoluzione di febbraio del 1917 rovesciò la monarchia dei Romanov. Nacque da scioperi e proteste nella capitale, ma divenne rivoluzione quando parte della guarnigione rifiutò di reprimere la folla. Il risultato non fu un potere unico: si aprì una fase di “doppio potere” tra Governo provvisorio e Soviet.
Date e calendario
Gli eventi iniziarono a Pietrogrado il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia, cioè l’8 marzo nel calendario gregoriano. Per leggere fonti e cronologie bisogna quindi tenere presente lo scarto di tredici giorni. Le manifestazioni per il pane e contro la guerra coincisero con una mobilitazione femminile nella giornata internazionale delle donne e si allargarono rapidamente agli operai di altri quartieri.
Sciopero, strada e ammutinamento
La crisi degli approvvigionamenti e la stanchezza di guerra alimentarono gli scioperi. Quando il governo ordinò di ristabilire l’ordine, reparti della guarnigione fraternizzarono con i manifestanti o si ammutinarono. Questo passaggio fu decisivo: senza l’appoggio dell’esercito il potere imperiale non poté imporre la propria volontà nella capitale. La rivoluzione non fu l’esecuzione lineare di un piano di partito, ma il prodotto di una crisi che coinvolse società urbana, soldati e istituzioni.
L’abdicazione dello zar
La Duma costituì un comitato provvisorio, mentre nella capitale si ricostituiva il Soviet di Pietrogrado. Nicola II abdicò il 2 marzo giuliano, 15 marzo gregoriano. Il tentativo di trasferire la corona al fratello Michele non risolse la crisi; la dinastia cessò di esercitare il potere. La caduta dell’autocrazia aprì possibilità nuove, ma non offrì una risposta condivisa alle questioni della pace, della terra e dell’autorità statale.
Il doppio potere
Il Governo provvisorio rivendicava una legittimità derivata dalla Duma e puntava alla convocazione di un’Assemblea costituente. Il Soviet rappresentava invece lavoratori e soldati e possedeva un’influenza concreta sulla guarnigione e sulla vita politica cittadina. L’ordine n. 1 del Soviet, relativo ai comitati dei soldati, rese evidente questa compresenza di autorità. Nei mesi successivi la decisione di continuare la guerra e l’incapacità di risolvere subito la questione agraria indebolirono il Governo provvisorio e rafforzarono la competizione fra i partiti.
Una chiave di lettura
La rivoluzione di febbraio modificò anche il linguaggio politico quotidiano. Nelle fabbriche, nei quartieri e nei reparti si discuteva di democrazia, pace, terra e autorità; giornali e assemblee moltiplicarono le sedi della mobilitazione. Non tutti attribuivano a quelle parole lo stesso significato. Per i liberali l’obiettivo prioritario poteva essere una monarchia costituzionale o una repubblica parlamentare; per molti socialisti, il controllo dei Soviet e la riforma sociale; per i contadini, soprattutto la terra. Il doppio potere era quindi non solo un conflitto istituzionale, ma la coesistenza di progetti diversi sul futuro della Russia.