La scoperta del fuoco, o meglio il suo controllo, è una delle tappe più importanti della preistoria umana. Il fuoco dava calore, luce e protezione dagli animali, permetteva di cuocere il cibo e di vivere in climi freddi. Non ci fu però un giorno preciso in cui qualcuno “inventò” il fuoco: fu un processo lungo, durato centinaia di migliaia di anni, che gli archeologi ricostruiscono con fatica, perché le tracce di un fuoco antico sono fragili e facili da confondere con quelle di un incendio naturale. Questa scheda fa parte della sezione sull’origine dell’uomo.
Usare il fuoco, conservarlo, accenderlo
Conviene distinguere tre passaggi. Il primo è usare il fuoco naturale, nato da un fulmine o da un incendio: avvicinarsi senza paura, prendere un ramo acceso. Il secondo è conservarlo, alimentandolo nel tempo e trasportandolo. Il terzo, il più difficile, è accenderlo a volontà, per sfregamento di legni o per percussione di pietre che fanno scintille.
Probabilmente per moltissimo tempo i nostri antenati furono capaci dei primi due passaggi ma non del terzo. Se il fuoco si spegneva, bisognava aspettare un’altra occasione o chiederlo a un gruppo vicino. Non è un’ipotesi strana: secondo resoconti di antropologi dell’Ottocento e del primo Novecento, alcuni abitanti delle isole Andamane, nell’Oceano Indiano, non accendevano il fuoco ma lo conservavano con grande cura, portando braci accese da un accampamento all’altro.
Le prime tracce
Le tracce più antiche vengono dall’Africa e sono discusse. In alcuni siti del Kenya, datati a circa 1,5 milioni di anni fa, si trovano terre e ossa bruciate vicino a strumenti di pietra, ma non è certo che il fuoco fosse controllato. Più convincente è la grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, dove in strati di circa un milione di anni fa ci sono ceneri e ossa bruciate all’interno della grotta, dove un incendio naturale difficilmente sarebbe arrivato. Siamo nell’epoca di Homo erectus.
Un sito chiave è Gesher Benot Ya’aqov, in Israele, sulle rive di un antico lago. Lì, in strati di circa 780.000 anni fa, gli archeologi hanno trovato semi, legno e schegge di selce bruciati concentrati in punti precisi: veri e propri focolari, ripetuti nel tempo. Lo studio fu pubblicato su Science nel 2004.
Un uso abituale
Le testimonianze diventano più numerose a partire da circa 400.000 anni fa, in Europa e nel Vicino Oriente: focolari in grotte e accampamenti all’aperto, ossa e pietre bruciate in quantità. Da quel momento il fuoco sembra far parte della vita quotidiana di molti gruppi umani.
Anche l’uomo di Neanderthal usava il fuoco in modo regolare. Alcuni studi recenti suggeriscono che sapesse accenderlo, colpendo una pietra ricca di ferro, come la pirite, con una selce per produrre scintille. Molto più tardi, Ötzi, l’uomo del Similaun vissuto circa 5.300 anni fa, portava con sé un piccolo kit per accendere il fuoco, con un fungo usato come esca.
Che cosa cambiò
Gli effetti del fuoco furono enormi. Il primo riguarda il cibo. Cuocere la carne e i vegetali li rende più morbidi, più facili da digerire e più sicuri, perché uccide molti parassiti. L’antropologo Richard Wrangham ha sostenuto che proprio la cottura abbia permesso, nel lungo periodo, la riduzione dei denti e dell’intestino e la crescita del cervello. È un’ipotesi affascinante, ma discussa: le tracce di un uso abituale del fuoco sono più recenti della comparsa di Homo erectus, che già aveva un corpo “moderno”.
Il fuoco allungò anche la giornata. Dopo il tramonto il gruppo poteva restare sveglio intorno alla fiamma, lavorare, raccontare, stringere legami. Diede protezione dai predatori e calore, rendendo possibile la vita in climi freddi, dalle zone temperate d’Europa all’Asia. E diventò uno strumento tecnico: per indurire la punta delle lance di legno, per trattare la selce e renderla più facile da scheggiare, per spingere gli animali durante la caccia.
Il fuoco dopo la preistoria
Con il Neolitico il fuoco servì a cuocere l’argilla per fare vasi e mattoni, e più tardi a fondere i metalli, dal rame al bronzo al ferro: è il tema della pagina sul fuoco come tecnologia. Il valore del fuoco si riflette anche nei miti: per i Greci era stato Prometeo a rubarlo agli dèi per donarlo agli uomini, e per questo era stato punito duramente.
In breve
Il controllo del fuoco fu un processo lungo. Le prime tracce discusse in Africa risalgono a circa 1,5 milioni di anni fa, la grotta di Wonderwerk a circa un milione, i focolari di Gesher Benot Ya’aqov a 780.000 anni fa; l’uso abituale si diffonde da circa 400.000 anni fa. Il fuoco cambiò l’alimentazione, la vita sociale e la possibilità di abitare climi freddi, come mostra la vita dei cacciatori e raccoglitori.
Fonti per approfondire
- N. Goren-Inbar et al., “Evidence of Hominin Control of Fire at Gesher Benot Ya’aqov, Israel”, Science, 2004
- Richard Wrangham, L’intelligenza del fuoco. L’invenzione della cottura e l’evoluzione dell’uomo, Bollati Boringhieri (ed. orig. Catching Fire, 2009)
- Treccani, Enciclopedia, voce “Paleolitico”