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Fuoco come tecnologia: ceramica e metallurgia

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Scienza, tecnologia e invenzioni

Saper accendere un fuoco è una cosa. Saperlo controllare fino a 1.100 gradi, dentro un forno, è un’altra. Questa pagina parla del fuoco come tecnologia: non della sua scoperta, che risale a centinaia di migliaia di anni fa ed è raccontata nella scheda sulla scoperta del fuoco, ma di come gli esseri umani lo hanno trasformato in uno strumento per cambiare la materia. Argilla che diventa vaso, pietra verde che diventa rame, sabbia che diventa vetro. Ceramica e metallurgia nascono qui.

Dal focolare al forno

Un falò all’aperto raggiunge facilmente i 600-700 gradi, ma disperde il calore. Per andare oltre serviva chiudere il fuoco, ripararlo dal vento, alimentarlo d’aria. I primi forni erano poco più che buche scavate nel terreno e coperte; poi arrivarono camere di argilla con un canale per l’aria e, molto più tardi, i mantici di pelle.

È un progresso che non ha un inventore. Si è fatto per tentativi, nel corso di millenni, e ogni grado in più ha aperto possibilità nuove.

La ceramica: la prima materia “inventata”

L’argilla cruda, se si bagna, si scioglie. Cotta sopra i 500-600 gradi cambia natura per sempre: diventa dura, impermeabile al punto giusto, resistente. È probabilmente la prima volta che gli esseri umani creano un materiale che in natura non esiste.

L’oggetto in terracotta più antico che conosciamo non è un vaso ma una statuetta: la Venere di Dolní Věstonice, in Moravia, modellata e cotta circa 26.000 anni fa da cacciatori di mammut. I vasi arrivano dopo. I frammenti più antichi finora trovati vengono dalla grotta di Xianrendong, nella Cina meridionale, e hanno circa 20.000 anni; in Giappone la cultura Jōmon produce vasi da oltre 15.000 anni. Erano gruppi di cacciatori e raccoglitori, non agricoltori, e questo smentisce un’idea che trovate ancora in qualche manuale, cioè che la ceramica sia nata con l’agricoltura.

È vero però che nel Neolitico la ceramica si diffonde ovunque. Chi coltiva cereali deve conservarli, cuocere zuppe, trasportare acqua. Intorno al 3500 a.C., in Mesopotamia, compare il tornio, che permette di fare vasi più regolari e molto più in fretta. Ai Sumeri l’argilla cotta serviva anche per i mattoni e per le tavolette su cui scrivevano.

Per gli archeologi la ceramica è una benedizione. Si rompe facilmente, ma i cocci non si decompongono: forme e decorazioni cambiano da un’epoca all’altra e da un popolo all’altro, e un frammento può datare uno strato di scavo meglio di una moneta.

Il rame: quando la pietra si scioglie

I primi oggetti di rame, nel Vicino Oriente, erano fatti con pepite di metallo puro battute a freddo. La vera metallurgia comincia quando qualcuno scopre che certe pietre, come la malachite verde, messe nel fuoco con il carbone liberano metallo liquido. È la fusione, e richiede circa 1.100 gradi.

Le prove più antiche di questo procedimento vengono dai Balcani, in Serbia, intorno al 5000 a.C. Da lì e dall’Anatolia la tecnica si diffonde. Ötzi, l’uomo trovato nel ghiacciaio del Similaun, aveva con sé un’ascia di rame quasi puro: viveva intorno al 3300 a.C., in piena età del rame.

Il bronzo e il ferro

Aggiungendo al rame circa un decimo di stagno si ottiene il bronzo, più duro e più facile da fondere negli stampi. Il problema era che lo stagno è raro: si trovava in Cornovaglia, in Iberia, in Asia centrale. Per procurarselo nacquero rotte commerciali lunghissime, e il bronzo divenne un metallo da élite, per armi, gioielli e vasi rituali. Tutto questo è raccontato con più calma nella pagina sull’età dei metalli.

Il ferro è più abbondante ma più difficile da lavorare. Nei forni antichi non si arrivava a fonderlo del tutto: si otteneva una massa spugnosa mescolata a scorie, che il fabbro doveva battere a caldo per ore. Dopo il 1200 a.C., anche in seguito al crollo dei grandi regni del Mediterraneo orientale, la lavorazione del ferro si diffonde rapidamente. In Italia gli Etruschi costruirono a Populonia un vero distretto siderurgico con il minerale dell’isola d’Elba; i cumuli di scorie erano così grandi che nel Novecento furono riutilizzati come miniera. In Cina, già intorno al V secolo a.C., forni più potenti producevano ghisa liquida da colare negli stampi, una tecnica che l’Europa avrebbe adottato solo nel Medioevo.

Vetro, calce e altre materie del fuoco

Il fuoco controllato ha dato altro ancora. La calce, ottenuta cuocendo il calcare, serviva a fare malte e intonaci già a Çatalhöyük, in Anatolia, novemila anni fa. In Mesopotamia ed Egitto, verso la metà del III millennio a.C., si producevano perle e piccoli oggetti di vetro; il vetro soffiato, molto più economico, è un’invenzione del I secolo a.C., nell’area siro-palestinese, e i Romani lo resero comune sulle tavole.

Perché queste tecnologie hanno cambiato la storia

Ceramica e metalli hanno creato mestieri nuovi: il vasaio, il fonditore, il fabbro, spesso figure rispettate e un po’ misteriose. Hanno spinto il commercio, perché il minerale raramente si trova dove vive chi lo usa. Hanno cambiato la guerra, e con essa i rapporti di forza tra popoli. E hanno fatto nascere una forma di sapere che si trasmetteva per imitazione, da maestro ad apprendista, molto prima della scienza scritta.

Domande frequenti

Qual è stato il primo metallo lavorato dall’uomo? Il rame, insieme all’oro, battuti a freddo; la fusione del rame è attestata intorno al 5000 a.C.

Perché il ferro arriva dopo il bronzo, se è più comune? Perché richiede temperature più alte e una lavorazione molto più lunga per eliminare le scorie.

Per gli strumenti in pietra e le tecniche più antiche c’è la pagina sulle prime tecnologie.

Fonti per approfondire

Lo studio sui vasi della grotta di Xianrendong: Wu Xiaohong e colleghi, “Early Pottery at 20,000 Years Ago in Xianrendong Cave, China”, Science, 2012.

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