Personaggi · Storia del presente
Kofi Annan è stato il settimo segretario generale delle Nazioni Unite, dal 1997 al 2006, e il primo a venire dall’Africa subsahariana. Nel 2001 ha ricevuto il premio Nobel per la pace insieme all’ONU. La sua carriera è un buon modo per capire che cosa può fare, e soprattutto che cosa non riesce a fare, un’organizzazione internazionale davanti a guerre e massacri. Fu lui stesso, negli anni, a riconoscere alcuni dei fallimenti più gravi.
Dalla Costa d’Oro a Ginevra
Annan nasce l’8 aprile 1938 a Kumasi, nella Costa d’Oro, allora colonia britannica, che nel 1957 diventerà indipendente con il nome di Ghana. Ha una sorella gemella, Efua. Il padre è un funzionario di una compagnia commerciale e capo tradizionale di etnia fante. Kofi studia in Ghana, poi con una borsa di studio negli Stati Uniti, al Macalester College del Minnesota, dove si laurea in economia nel 1961, e a Ginevra.
Nel 1962 entra nell’Organizzazione mondiale della sanità, a Ginevra, come funzionario amministrativo. Da lì non uscirà più dal sistema delle Nazioni Unite: lavora in Etiopia, in Egitto, a New York, si occupa di bilancio, di personale, di rifugiati. Negli anni Settanta ottiene anche un master al MIT di Boston. È uno dei pochi segretari generali cresciuti dentro l’organizzazione, non arrivati dalla diplomazia di un singolo Stato.
Ruanda e Srebrenica: gli anni più bui
Dal 1993 al 1996 Annan guida il dipartimento per le operazioni di pace, i “caschi blu”. Sono anni terribili. In Ruanda, nella primavera del 1994, vengono uccise in circa cento giorni centinaia di migliaia di persone, in gran parte tutsi; il comandante dei caschi blu sul posto, il canadese Roméo Dallaire, aveva chiesto rinforzi e il permesso di intervenire, senza ottenerli. Nel luglio 1995, a Srebrenica, in Bosnia, le forze serbo-bosniache uccidono più di ottomila uomini e ragazzi musulmani in un’area che l’ONU aveva dichiarato “zona protetta”.
In seguito Annan ordinò due rapporti indipendenti su quei fatti, pubblicati nel 1999, che criticavano duramente l’organizzazione e lo stesso dipartimento da lui diretto. Disse pubblicamente che l’ONU, e lui personalmente, avrebbero potuto e dovuto fare di più. È raro che un leader internazionale lo ammetta.
Segretario generale (1997-2006)
Il 1° gennaio 1997 diventa segretario generale, dopo che gli Stati Uniti avevano posto il veto alla riconferma del suo predecessore, l’egiziano Boutros Boutros-Ghali. Viene riconfermato per un secondo mandato nel 2001.
Il suo primo mandato è segnato da un progetto ambizioso. Nel settembre 2000 i capi di Stato e di governo approvano la Dichiarazione del Millennio, da cui nascono gli Obiettivi di sviluppo del millennio: dimezzare la povertà estrema, garantire l’istruzione elementare a tutti, ridurre la mortalità infantile, combattere l’AIDS, entro il 2015. Annan spinge anche per la creazione del Fondo globale contro AIDS, tubercolosi e malaria, nato nel 2002.
Il 10 dicembre 2001, tre mesi dopo gli attentati dell’11 settembre, riceve a Oslo il Nobel per la pace, assegnato insieme all’ONU, “per il loro lavoro per un mondo meglio organizzato e più pacifico”, secondo la motivazione del comitato norvegese.
La guerra in Iraq e le critiche
Il secondo mandato è molto più difficile. Nel 2003 Stati Uniti e Regno Unito invadono l’Iraq senza una nuova autorizzazione del Consiglio di sicurezza. In un’intervista alla BBC del settembre 2004, Annan definisce l’invasione “illegale” dal punto di vista della Carta dell’ONU; Washington e Londra respingono questa lettura. Le relazioni con l’amministrazione americana si fanno tese. Per il contesto c’è la pagina sulla guerra in Iraq.
Negli stessi anni scoppia lo scandalo del programma “Petrolio in cambio di cibo”, con cui l’Iraq di Saddam Hussein poteva vendere petrolio per comprare beni di prima necessità. Una commissione d’inchiesta guidata da Paul Volcker, nel 2005, documenta corruzione diffusa e critica la gestione del segretariato. Il rapporto non accusa Annan di aver tratto vantaggi personali, ma rileva carenze nella supervisione, anche sui rapporti di lavoro di suo figlio Kojo con una società coinvolta. Annan accettò le critiche sulla gestione.
Prima di lasciare, nel 2005, ottiene l’approvazione del principio della “responsabilità di proteggere”: se uno Stato non protegge la propria popolazione da genocidio e crimini contro l’umanità, la comunità internazionale ha la responsabilità di intervenire. Nato proprio dalla lezione del Ruanda e di Srebrenica, è rimasto un principio molto discusso.
Dopo l’ONU: Kenya, Siria, The Elders
Lasciato l’incarico il 31 dicembre 2006, Annan continua a fare il mediatore. All’inizio del 2008 guida i negoziati che mettono fine alle violenze seguite alle elezioni in Kenya, dove erano morte oltre mille persone secondo le stime diffuse allora. Nel 2012 diventa inviato speciale di ONU e Lega araba per la Siria; il suo piano di pace in sei punti fallisce e ad agosto si dimette, lamentando la mancanza di sostegno unitario del Consiglio di sicurezza. Fa parte anche di The Elders, il gruppo di ex leader fondato da Nelson Mandela nel 2007, che presiede dal 2013.
Muore a Berna, in Svizzera, il 18 agosto 2018, a ottant’anni. È sepolto ad Accra, in Ghana.
Perché si studia
La figura di Annan aiuta a capire le Nazioni Unite per quello che sono: non un governo mondiale, ma un luogo dove gli Stati, soprattutto i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, decidono se e quanto agire. Il segretario generale può proporre, denunciare, mediare. Spesso non può fare molto di più. Il tema si collega a quello dei diritti umani.
Domande frequenti
Perché Kofi Annan ha vinto il Nobel per la pace? Il premio del 2001 fu assegnato a lui e all’ONU per il lavoro a favore di un mondo più organizzato e pacifico, in particolare per il rilancio dell’organizzazione e l’impegno contro l’AIDS e per i diritti umani.
Quando è morto Kofi Annan? Il 18 agosto 2018 a Berna.
Fonti per approfondire
La scheda ufficiale del premio Nobel per la pace 2001 su NobelPrize.org.