Giuseppe Mazzini (1805-1872) fu il patriota genovese che più di ogni altro diffuse in Italia l’idea di una nazione unita, indipendente e repubblicana. Fondò nel 1831 la Giovine Italia, organizzò decine di insurrezioni, quasi tutte fallite, e guidò nel 1849 la Repubblica romana. Passò gran parte della vita in esilio, soprattutto a Londra. L’Italia unita nacque nel 1861 come monarchia sabauda, cioè in una forma che lui non accettò mai, ma senza la sua predicazione il Risorgimento sarebbe difficile da immaginare.
Gli anni di Genova e l’arresto del 1830
Mazzini nacque a Genova il 22 giugno 1805. Il padre era medico e professore universitario, la madre, Maria Drago, ebbe su di lui un’influenza enorme e lo sostenne per tutta la vita, anche economicamente. Si laureò in legge, ma la passione vera era la letteratura: scriveva articoli di critica e leggeva Dante, Foscolo, i romantici europei.
Nel 1827 entrò nella Carboneria. Tre anni dopo fu tradito da un informatore, arrestato e rinchiuso nella fortezza di Savona. Fu rilasciato per mancanza di prove, ma con una condizione: lasciare il Regno di Sardegna oppure vivere confinato in una piccola città. Scelse l’esilio. Aveva 25 anni e non sarebbe più tornato a vivere stabilmente in Italia.
La Giovine Italia: che cosa voleva Mazzini
A Marsiglia, nel 1831, fondò la Giovine Italia. Dopo il fallimento dei moti del 1820-21 e di quelli del 1831, Mazzini si era convinto che le sette segrete come la Carboneria non funzionassero: troppi riti, pochi obiettivi chiari, nessun legame con il popolo. La sua associazione aveva invece un programma esplicito. L’Italia doveva diventare una, indipendente, libera e repubblicana, e doveva farlo da sola, attraverso l’insurrezione popolare, senza aspettare l’aiuto di re o di potenze straniere.
I motti erano due: “Dio e popolo” e “Pensiero e azione”. Il primo indica un aspetto che a scuola si dimentica spesso: Mazzini era profondamente religioso, anche se non cattolico in senso tradizionale, e vedeva la nazione come una missione affidata da Dio ai popoli. Il secondo significa che le idee servono solo se diventano fatti.
Insurrezioni e fallimenti
Le iniziative della Giovine Italia andarono quasi tutte male. Nel 1833 fu scoperta una congiura nell’esercito piemontese: seguirono arresti e condanne a morte, e l’amico Jacopo Ruffini si tolse la vita in carcere. Mazzini fu condannato a morte in contumacia. L’anno dopo fallì un tentativo di invadere la Savoia. Nel 1844 i fratelli Bandiera, ufficiali veneziani vicini alle sue idee, sbarcarono in Calabria e furono fucilati.
Anche quando non era d’accordo con un’iniziativa, Mazzini ne portava la responsabilità morale davanti all’opinione pubblica. I moderati lo accusavano di mandare a morire i giovani. Lui rispondeva che ogni martire avrebbe convinto altri italiani.
L’esilio a Londra e la Giovine Europa
Nel 1834, a Berna, fondò la Giovine Europa con esuli tedeschi e polacchi: l’idea era che le nazioni libere avrebbero formato una fratellanza di popoli. Espulso dalla Svizzera, dal 1837 si stabilì a Londra. Visse in povertà, scrivendo articoli, e aprì una scuola gratuita per i ragazzi italiani emigrati, molti dei quali lavoravano come suonatori di organetto per strada. A Londra divenne un personaggio noto e stimato da intellettuali come Thomas Carlyle.
Il 1848 e la Repubblica romana
Durante le rivoluzioni del 1848 Mazzini tornò in Italia. Il momento più alto arrivò l’anno seguente: dopo la fuga di papa Pio IX da Roma, nel febbraio 1849 fu proclamata la Repubblica romana. Mazzini fu eletto triumviro insieme a Carlo Armellini e Aurelio Saffi. In pochi mesi la Repubblica abolì la censura, separò i poteri civili da quelli religiosi e approvò una Costituzione molto avanzata per l’epoca. Difesa da Giuseppe Garibaldi, cadde all’inizio di luglio 1849 sotto l’assedio delle truppe francesi.
Mazzini contro Cavour: due vie per l’unità
Negli anni Cinquanta la guida del movimento nazionale passò al Piemonte di Vittorio Emanuele II e di Cavour, che puntavano su diplomazia e guerra regolare. Mazzini continuò con le insurrezioni: Milano nel 1853, la spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel 1857, entrambe finite in tragedia. Molti suoi seguaci, Garibaldi compreso, accettarono di collaborare con la monarchia. Mazzini no. Eletto più volte deputato, non entrò mai in Parlamento perché avrebbe dovuto giurare fedeltà al re.
Nel 1860 pubblicò Dei doveri dell’uomo, un libro scritto per gli operai. La sua tesi era semplice: prima dei diritti vengono i doveri verso l’umanità, la patria, la famiglia. Su questa base sostenne le società operaie di mutuo soccorso, in polemica con i socialisti di Marx.
Gli ultimi anni
Nel 1870, mentre tentava di organizzare un’insurrezione in Sicilia, fu arrestato e chiuso nel forte di Gaeta. Liberato con l’amnistia dopo la presa di Roma, tornò a Londra, poi rientrò in Italia sotto falso nome. Morì a Pisa il 10 marzo 1872, in casa di amici, registrato come l’inglese “George Brown”. È sepolto nel cimitero di Staglieno, a Genova.
Che cosa resta di Mazzini
La repubblica che sognava arrivò nel 1946, con il referendum istituzionale, settantaquattro anni dopo la sua morte. L’idea di un’Europa di nazioni libere e il legame tra diritti e doveri tornano ancora oggi nei discorsi pubblici, spesso citati senza sapere che sono suoi.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Giuseppe Mazzini, Dei doveri dell’uomo (1860)
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce “Mazzini, Giuseppe” (vol. 72, 2008)
- Denis Mack Smith, Mazzini, Rizzoli, 1993
- Roland Sarti, Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile, Laterza, 2000