Otto von Bismarck (1815-1898) fu ministro-presidente della Prussia dal 1862 e primo cancelliere dell’Impero tedesco dal 1871 al 1890. Soprannominato il “cancelliere di ferro”, guidò l’unificazione tedesca con tre guerre vittoriose e una diplomazia spregiudicata, la cosiddetta Realpolitik. Da cancelliere costruì un complesso sistema di alleanze per mantenere la pace in Europa e introdusse le prime assicurazioni sociali obbligatorie, ma combatté duramente cattolici e socialisti e governò in modo autoritario.
Otto von Bismarck: riassunto della vita
Bismarck nacque il 1° aprile 1815 a Schönhausen, in una famiglia di proprietari terrieri della nobiltà prussiana, gli Junker. Entrò in politica come conservatore durante le rivoluzioni del 1848, poi fu diplomatico a Francoforte, San Pietroburgo e Parigi. Nel 1862 il re Guglielmo I lo nominò capo del governo. Tra il 1864 e il 1871 vinse le guerre contro Danimarca, Austria e Francia e unificò la Germania sotto la guida della Prussia. Rimase cancelliere fino al 1890, quando fu costretto alle dimissioni dal nuovo imperatore Guglielmo II. Morì a Friedrichsruh, vicino ad Amburgo, il 30 luglio 1898.
“Il ferro e il sangue”: la crisi costituzionale del 1862
Quando Bismarck arrivò al governo, la Prussia era bloccata da un conflitto tra il re e il Parlamento, a maggioranza liberale, che rifiutava di approvare i fondi per la riforma dell’esercito. Bismarck governò per anni senza un bilancio approvato. In un discorso del settembre 1862 dichiarò che le grandi questioni del tempo non si sarebbero decise con discorsi e voti di maggioranza, ma “con il ferro e il sangue”: una frase che divenne il simbolo della sua politica.
Le tre guerre e l’unificazione tedesca
- 1864, guerra contro la Danimarca: Prussia e Austria, alleate, tolsero ai danesi i ducati dello Schleswig e dell’Holstein;
- 1866, guerra contro l’Austria: alleata con il Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II, la Prussia vinse a Sadowa (Königgrätz) ed escluse l’Austria dalla Germania; nel 1867 nacque la Confederazione della Germania del Nord;
- 1870-1871, guerra franco-prussiana: dopo il dispaccio di Ems, la Francia dichiarò guerra; gli Stati del Sud si schierarono con la Prussia e la vittoria di Sedan decise il conflitto.
Il 18 gennaio 1871, nella Galleria degli Specchi di Versailles, Guglielmo I fu proclamato imperatore tedesco. Nacque così l’Impero tedesco, uno Stato federale dominato dalla Prussia, e Bismarck ne divenne il cancelliere. L’unificazione avvenne “dall’alto”, per opera della monarchia e dell’esercito, e non per iniziativa popolare come avevano sperato i democratici del 1848.
La politica interna: Kulturkampf, socialisti e riforme sociali
All’interno dell’Impero Bismarck considerava nemici i gruppi che, secondo lui, minacciavano l’unità dello Stato. Negli anni Settanta condusse il Kulturkampf (“lotta per la civiltà”) contro la Chiesa cattolica e il partito cattolico del Centro, con leggi sul controllo delle scuole e del clero. Nel 1878 fece approvare le leggi antisocialiste, che vietavano le organizzazioni e la stampa del partito socialdemocratico.
Allo stesso tempo, per sottrarre consenso ai socialisti e legare gli operai allo Stato, introdusse un sistema di assicurazioni sociali obbligatorie, il primo in Europa: contro le malattie nel 1883, contro gli infortuni sul lavoro nel 1884 e per la vecchiaia e l’invalidità nel 1889. Queste leggi sono considerate le basi del moderno Stato sociale.
La politica estera: il sistema di alleanze
Dopo il 1871 Bismarck considerava la Germania una potenza “soddisfatta” e voleva evitare una nuova guerra. Il suo obiettivo principale era isolare la Francia, che desiderava riprendersi l’Alsazia e la Lorena. Creò così una rete di accordi: la Lega dei tre imperatori con Austria-Ungheria e Russia (1873), la Duplice alleanza con l’Austria-Ungheria (1879), la Triplice alleanza con Austria-Ungheria e Italia (1882) e il trattato di contro-assicurazione con la Russia (1887). Si presentò inoltre come “onesto mediatore” al Congresso di Berlino del 1878, sulla questione balcanica, e ospitò nel 1884-1885 la Conferenza di Berlino sulla spartizione dell’Africa.
Le dimissioni e l’eredità
Nel 1888 salì al trono Guglielmo II, giovane e deciso a governare personalmente. I contrasti con Bismarck portarono alle sue dimissioni nel marzo 1890. Il nuovo governo non rinnovò il trattato con la Russia, che si avvicinò alla Francia: il sistema costruito da Bismarck cominciò a sgretolarsi. Gli storici riconoscono la sua abilità diplomatica, ma sottolineano anche i limiti della sua eredità: un Parlamento debole, un forte potere dell’esercito e un nazionalismo che avrebbe pesato sulla storia tedesca del Novecento.
Bismarck nella memoria tedesca
Dopo il ritiro Bismarck scrisse le sue memorie, Pensieri e ricordi, in cui presentava la propria opera nel modo più favorevole. Alla sua morte divenne un mito nazionale: in tutta la Germania furono costruite centinaia di “torri di Bismarck” e innalzati monumenti in suo onore. Questa immagine celebrativa è stata a lungo discussa dagli storici, soprattutto dopo le tragedie tedesche del Novecento.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Bismarck-Schönhausen, Ottone principe di”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Otto von Bismarck”
- Jonathan Steinberg, Bismarck: A Life, Oxford University Press, 2011