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Vittorio Emanuele II

Epoca:

Vittorio Emanuele II di Savoia (Torino 1820 – Roma 1878) fu re di Sardegna dal 1849 e primo re d’Italia dal 1861 alla morte. Il suo regno coincise con le fasi decisive del Risorgimento: le guerre contro l’Austria, l’impresa dei Mille, la proclamazione del Regno d’Italia e la presa di Roma. La tradizione monarchica lo chiamò “re galantuomo” e “Padre della patria”, ma l’Unità d’Italia fu il risultato di un processo più ampio, fatto di diplomazia, guerre, iniziative democratiche e conflitti sociali.

Vittorio Emanuele II: riassunto della vita

Figlio di Carlo Alberto, re di Sardegna, Vittorio Emanuele salì al trono nel marzo 1849, dopo la sconfitta piemontese di Novara contro l’Austria. Conservò lo Statuto albertino e, dal 1852, governò con Camillo Benso conte di Cavour come presidente del Consiglio. Con la guerra del 1859, alleata alla Francia, ottenne la Lombardia; nel 1860, grazie ai plebisciti e alla spedizione di Garibaldi, unì gran parte della penisola. Il 17 marzo 1861 fu proclamato re d’Italia. Nel 1866 ottenne il Veneto e nel 1870 Roma, che divenne capitale. Morì a Roma il 9 gennaio 1878 ed è sepolto nel Pantheon.

L’ascesa al trono e lo Statuto albertino

Il 23 marzo 1849, dopo la sconfitta di Novara nella prima guerra d’indipendenza, Carlo Alberto abdicò e partì per l’esilio. Il giovane re dovette trattare l’armistizio con il maresciallo austriaco Radetzky e affrontare un Parlamento contrario alla pace. A differenza degli altri sovrani italiani, che dopo il 1848 ritirarono le costituzioni concesse, Vittorio Emanuele mantenne lo Statuto albertino: il Regno di Sardegna rimase così l’unico Stato costituzionale della penisola e divenne un punto di riferimento per molti liberali e patrioti in esilio.

Il rapporto con Cavour

Il rapporto con Cavour fu difficile ma decisivo. Il re e il suo primo ministro ebbero spesso contrasti personali e politici, ma insieme guidarono la modernizzazione del Piemonte: ferrovie, riforme economiche, limitazione dei privilegi del clero. Per inserire il regno nella politica europea, nel 1855 il Piemonte partecipò alla guerra di Crimea a fianco di Francia e Gran Bretagna. Nel 1858, a Plombières, Cavour si accordò in segreto con Napoleone III per una guerra comune contro l’Austria.

Dalla seconda guerra d’indipendenza al Regno d’Italia

Nella seconda delle guerre d’indipendenza italiane, nel 1859, l’esercito franco-piemontese vinse a Magenta e a Solferino e San Martino, ma Napoleone III firmò l’armistizio di Villafranca: il Piemonte ottenne solo la Lombardia. Nel 1860 i plebisciti unirono al regno l’Emilia, la Romagna e la Toscana, mentre Nizza e la Savoia furono cedute alla Francia. Nello stesso anno la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi conquistò il Regno delle Due Sicilie. Per evitare che i democratici marciassero su Roma, l’esercito regio attraversò le Marche e l’Umbria; il 26 ottobre 1860, a Teano, Garibaldi salutò Vittorio Emanuele come re d’Italia e gli consegnò di fatto le conquiste del Sud.

Il 17 marzo 1861 il Parlamento proclamò il Regno d’Italia. Il sovrano mantenne il numerale “II”, segno della continuità con la dinastia sabauda e con il Regno di Sardegna.

Veneto e Roma capitale

Dopo l’Unità restavano fuori dal regno il Veneto, ancora austriaco, e Roma, protetta dalle truppe francesi a difesa del papa. Nel 1866 l’Italia si alleò con la Prussia nella terza guerra d’indipendenza: nonostante le sconfitte di Custoza e di Lissa, ottenne il Veneto. Nel 1870, quando la Francia ritirò i suoi soldati da Roma durante la guerra contro la Prussia, l’esercito italiano entrò in città il 20 settembre attraverso la breccia di Porta Pia. Nel 1871 la capitale fu trasferita da Firenze a Roma. Il papa Pio IX non riconobbe il nuovo Stato: si aprì così la “questione romana”.

I problemi del nuovo Stato

Il regno di Vittorio Emanuele II affrontò problemi enormi: il debito pubblico, la costruzione di un’amministrazione unitaria, il brigantaggio nel Mezzogiorno, la povertà e l’analfabetismo di gran parte della popolazione. Il diritto di voto era limitato a una piccola minoranza di cittadini maschi e benestanti. L’unità politica, quindi, non significò subito l’integrazione sociale ed economica del Paese.

La vita privata e la successione

Nel 1842 Vittorio Emanuele sposò la cugina Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, morta nel 1855. In seguito si legò a Rosa Vercellana, la “bella Rosin”, che sposò nel 1869 con un matrimonio morganatico, cioè senza che lei diventasse regina. Alla sua morte il trono passò al figlio Umberto I.

Vittorio Emanuele II nella memoria

Dopo la morte, la monarchia costruì intorno al re un vero culto nazionale: a Roma fu innalzato in suo onore il grande monumento del Vittoriano, inaugurato nel 1911. Gli storici di oggi invitano a considerare criticamente la definizione di “Padre della patria” e a distinguere ciò che il re poté realmente decidere da ciò che dipese da Cavour, da Garibaldi, dai democratici e dalle potenze europee.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce “Vittorio Emanuele II di Savoia, re d’Italia” (vol. 100, 2020)
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Victor Emmanuel II”
  • Denis Mack Smith, Vittorio Emanuele II, Laterza, 1972

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