Ruota

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Scienza, tecnologia e invenzioni

La ruota è il classico esempio di invenzione “ovvia” che ovvia non è. Gli esseri umani hanno dipinto le grotte di Lascaux, addomesticato il grano e costruito villaggi di pietra migliaia di anni prima di mettere un disco di legno sotto un carro. E alcune grandi civiltà, come gli Inca, ne hanno fatto quasi del tutto a meno. Perché? La risposta dice molto su come funzionano davvero le invenzioni.

Quando è stata inventata la ruota

La prima ruota probabilmente non serviva a trasportare nulla. Era il tornio del vasaio, un disco pesante che girava su un perno, comparso in Mesopotamia tra il V e il IV millennio a.C. Serviva a modellare vasi più regolari e più in fretta.

La ruota da trasporto arriva intorno al 3500 a.C., e compare quasi contemporaneamente in posti lontani tra loro: Mesopotamia, steppe del Caucaso, Europa centrale. Su un vaso trovato a Bronocice, in Polonia, datato a circa 3500 a.C., c’è il disegno di quello che sembra un carro a quattro ruote. La ruota di legno più antica che possediamo, con il suo asse, è stata trovata nelle paludi vicino a Lubiana, in Slovenia: ha circa 5.150 anni, un diametro di 72 centimetri ed è fatta di frassino, mentre l’asse è di quercia.

Il problema non era la ruota, ma l’asse

Qui sta il punto che in classe sorprende. Fare un disco è facile. Difficile è collegare due ruote con un asse che giri senza bloccarsi, con il foro centrale perfettamente rotondo e liscio, e un carro abbastanza leggero da essere trainato. Servivano attrezzi di metallo per lavorare il legno con precisione, e servivano animali da tiro come buoi e asini. Senza queste condizioni la ruota resta un’idea sterile.

Lo dimostra l’America precolombiana. In Messico sono stati trovati piccoli animali-giocattolo in terracotta con le ruote, quindi il principio era noto. Ma senza cavalli né buoi, e con territori pieni di montagne e foreste, il carro non conveniva. Gli Inca costruirono una rete di strade di oltre 30.000 chilometri percorsa a piedi e dai lama.

Dalle ruote piene ai carri da guerra

Le prime ruote erano piene, fatte di due o tre assi di legno tenute insieme. Pesantissime. Sullo Stendardo di Ur, un pannello sumero del 2500 a.C. circa oggi al British Museum, si vedono carri a quattro ruote piene trainati da asini selvatici: lenti, goffi, più adatti a spaventare che a manovrare.

La svolta arriva intorno al 2000 a.C. nelle steppe a est degli Urali, dove compaiono le ruote a raggi, molto più leggere. Attaccate a un carro piccolo e a una coppia di cavalli, diventano l’arma più temuta del mondo antico. Gli Hyksos portano il carro da guerra in Egitto; nel 1274 a.C. a Qadesh, in Siria, Egizi e Ittiti si affrontano con migliaia di carri, in quella che è forse la più grande battaglia di carri della storia. Per secoli il carro è stato il simbolo dei re e degli eroi: basta pensare all’Iliade.

La ruota al lavoro

Una volta capito il principio, la ruota si moltiplica. I Romani costruiscono strade lastricate con solchi regolari per i carri. La ruota idraulica, descritta da Vitruvio nel I secolo a.C., muove le macine dei mulini; nel Medioevo farà girare anche magli, seghe e mantici. In Cina, già nei primi secoli d.C., si usa la carriola a una ruota, che permette a un solo uomo di trasportare carichi pesanti su sentieri stretti.

Poi ci sono le ruote che non si vedono: gli ingranaggi degli orologi meccanici del Trecento, il filatoio, la puleggia. La rivoluzione industriale è, in fondo, un enorme intreccio di ruote dentate messe in moto dal vapore.

Anche la parola ha una storia curiosa. “Ruota” viene dal latino rota, e la stessa radice indoeuropea si ritrova nel tedesco Rad e nel sanscrito ratha, che significa proprio “carro”. I linguisti la usano come indizio: chi parlava la lingua madre comune conosceva già i carri, quindi quella lingua non può essere molto più antica del 3500 a.C.

Dalla carrozza all’automobile

Nell’Ottocento due novità cambiano la ruota quasi quanto i raggi. Nel 1888 il veterinario scozzese John Boyd Dunlop brevetta lo pneumatico, pare per rendere meno scomodo il triciclo del figlio. E la bicicletta, con ruote a raggi metallici tesi, diventa un mezzo popolare. Pochi anni dopo arriva l’automobile, e la ruota di gomma su strada asfaltata disegna il paesaggio del Novecento.

Domande frequenti

Chi ha inventato la ruota? Non lo sappiamo: è nata intorno al 3500 a.C. in più regioni dell’Eurasia, forse in modo indipendente. I Sumeri sono tra i primi a lasciarne testimonianze chiare.

Qual è la ruota più antica del mondo? Quella delle paludi di Lubiana, di circa 5.150 anni fa.

Perché gli Inca e i Maya non usavano la ruota? La conoscevano come giocattolo, ma senza animali da tiro adatti e con territori difficili il carro non era utile.

Fonti per approfondire

Voce Ruota nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

Torna a Scienza, tecnologia e invenzioni

Una sezione è l’inizio di un percorso.

Rientra nell’archivio principale o consulta strumenti, cronologie e mappe per ampliare la ricerca.

Esplora le epocheConsulta le risorse