Telefono

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Scienza, tecnologia e invenzioni

Chi ha inventato il telefono? Se fate questa domanda in un’aula italiana, metà della classe risponde “Meucci” e l’altra metà “Bell”. Hanno ragione tutti e due, in un certo senso, ed è proprio questo a rendere la storia interessante. Il telefono non nasce da un lampo di genio isolato: nasce in un Ottocento pieno di fili elettrici, brevetti contesi e avvocati, dove arrivare primi all’ufficio brevetti contava quasi quanto l’idea.

Prima del telefono c’era il telegrafo

Per capire il telefono bisogna partire dal telegrafo. Dagli anni Quaranta dell’Ottocento i messaggi viaggiavano lungo i fili con l’alfabeto Morse, punti e linee. Era una rivoluzione, ma serviva un operatore esperto a ogni capo della linea. Molti inventori si misero allora a cercare un modo per trasmettere non segnali, ma la voce stessa. Il problema era tradurre le vibrazioni del suono in variazioni di corrente elettrica e poi fare il percorso inverso.

Antonio Meucci e il “telettrofono”

Antonio Meucci era nato a Firenze nel 1808. Aveva lavorato come macchinista teatrale, poi era emigrato a Cuba e infine, dal 1850, a Staten Island, vicino a New York, dove ospitò per un periodo Giuseppe Garibaldi in esilio. Lì, secondo il suo racconto, costruì un collegamento a filo tra il laboratorio e la camera da letto della moglie Ester, paralizzata dall’artrite, per poterle parlare.

Nel 1871 Meucci depositò un caveat, una sorta di prenotazione di brevetto, per il suo “telettrofono”. Costava 10 dollari l’anno. Povero e malato, dopo il 1874 non riuscì più a rinnovarlo. Due anni dopo il brevetto lo ottenne un altro.

Alexander Graham Bell e il brevetto del 1876

Alexander Graham Bell, scozzese trapiantato a Boston, insegnava ai sordi e studiava la fisiologia della voce. Il 14 febbraio 1876 il suo avvocato depositò la domanda di brevetto; poche ore dopo arrivò quella di Elisha Gray, un altro inventore che lavorava sulla stessa idea. Il brevetto numero 174.465 fu concesso a Bell il 7 marzo. Tre giorni più tardi, il 10 marzo, Bell pronunciò nel trasmettitore la frase passata alla storia: “Mr. Watson, venga qui, ho bisogno di lei”. L’assistente, nella stanza accanto, sentì.

Seguirono anni di cause legali, centinaia. Il governo americano cercò anche di annullare il brevetto di Bell, e il processo contro di lui si interruppe nel 1889, quando Meucci era già morto. Nel 2002 la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti approvò una risoluzione che riconosce il lavoro di Meucci. È un riconoscimento simbolico, non una sentenza, ma in Italia è stato accolto come una rivincita.

Come si diffuse il telefono

All’inizio molti lo presero per un giocattolo. Nel 1878 a New Haven, nel Connecticut, apre il primo centralino commerciale: 21 abbonati. Le chiamate passavano a mano dalle centraliniste, quasi sempre donne, che inserivano le spine nei buchi giusti di un grande pannello. Nel 1891 un impresario di pompe funebri di Kansas City, Almon Strowger, brevettò la centrale automatica; si racconta che lo fece perché sospettava che la centralinista della sua città passasse i clienti al concorrente, che era il marito.

In Italia le prime reti urbane nascono nei primi anni Ottanta dell’Ottocento a Roma, Milano, Torino e in altre grandi città. Per decenni il telefono resta un oggetto da uffici, alberghi e case ricche. Nelle campagne si andava al posto telefonico pubblico, e poi, nel dopoguerra, al bar con i gettoni. Il cavo transatlantico per la voce, il TAT-1, entra in funzione solo nel 1956: prima, per parlare con l’America, si usava la radio, con pochi canali e molti fruscii.

Dal telefono fisso al cellulare

Il 3 aprile 1973, su un marciapiede di New York, l’ingegnere della Motorola Martin Cooper fece la prima chiamata pubblica da un telefono portatile. L’apparecchio pesava più di un chilo e la batteria durava una ventina di minuti. Cooper, per scherzo, chiamò un rivale che lavorava alla Bell.

Il resto lo conoscete meglio di me: i telefonini degli anni Novanta, gli SMS, e nel 2007 lo smartphone con lo schermo touch, che ha unito il telefono a internet. Oggi la funzione meno usata di un telefono è, spesso, telefonare.

Perché il telefono ha cambiato la storia

Il telefono ha accorciato le distanze in un modo diverso dal treno o dal telegrafo. Ha permesso alle imprese di coordinarsi in tempo reale, ai governi di trattare in diretta (la “linea rossa” tra Washington e Mosca nasce nel 1963, dopo la crisi di Cuba, anche se all’inizio era una telescrivente), alle famiglie emigrate di sentire una voce lontana. Ha anche creato nuovi lavori, a partire da quello delle centraliniste, che fu uno dei primi impieghi d’ufficio aperti alle donne.

Domande frequenti

Il telefono l’ha inventato Meucci o Bell? Meucci sviluppò per primo un apparecchio funzionante e depositò un caveat nel 1871; Bell ottenne il brevetto nel 1876 e lo trasformò in un’impresa. Entrambi hanno un ruolo.

Qual è stata la prima telefonata? Quella di Bell al suo assistente Thomas Watson, il 10 marzo 1876.

Per le date in fila c’è la cronologia del telefono.

Fonti per approfondire

Testo della risoluzione H.Res. 269 del 2002 della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti su Antonio Meucci.

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