Vita quotidiana
Come ci si curava, nella vita di tutti i giorni, prima degli antibiotici e del medico di famiglia? Questa pagina parla di malattie e cure nella vita quotidiana: non delle grandi scoperte scientifiche, raccontate nella pagina sulla medicina nella storia, ma di quello che succedeva in casa, in bottega, nel villaggio quando qualcuno stava male. Per la maggior parte delle persone, fino a un secolo fa, il medico era un lusso. Ci si affidava alla nonna, alla levatrice, al barbiere, allo speziale, al santo protettore. E si moriva di cose che oggi si curano con una pastiglia.
Le malattie di tutti i giorni
Più delle epidemie famose, a uccidere erano le malattie comuni. Diarree estive, che falciavano i bambini piccoli. Febbri, polmoniti, ferite infette: un taglio con la falce poteva diventare cancrena. Il parto era il momento più pericoloso nella vita di una donna, e in molte famiglie c’era almeno una madre morta di febbre puerperale.
Alcune malattie erano legate a regioni e mestieri. Nelle campagne del Veneto, della Lombardia e del Friuli dell’Ottocento si mangiava quasi solo polenta, e la mancanza di vitamine provocava la pellagra: pelle screpolata, debolezza, a volte follia. Nelle paludi pontine, in Maremma, in Sardegna, la malaria rendeva le estati una lotta. All’inizio del Novecento lo Stato italiano distribuì il “chinino di Stato” venduto dai tabaccai, una delle prime campagne sanitarie pubbliche. La tubercolosi, il “mal sottile”, colpiva soprattutto chi viveva in case umide e affollate, come racconta la pagina sulle abitazioni.
Chi curava: levatrici, barbieri, speziali
Il medico laureato all’università visitava i ricchi, spesso senza toccarli troppo: guardava le urine, sentiva il polso, prescriveva salassi e diete. Le operazioni pratiche le facevano altri. Il barbiere-chirurgo cavava denti, incideva ascessi, faceva salassi; la striscia rossa e bianca delle vecchie insegne dei barbieri ricorda le bende sporche di sangue. La levatrice assisteva i parti, e per secoli fu l’unica figura sanitaria presente in molti paesi.
Lo speziale preparava i rimedi nella sua bottega, tra vasi di ceramica con scritte latine: teriaca, sciroppi, unguenti. A Firenze l’officina di Santa Maria Novella, nata dai frati domenicani, apre al pubblico nel 1612 ed esiste ancora. In casa si usavano erbe: camomilla per dormire, malva per le infiammazioni, impacchi di lino caldo sul petto. Alcuni rimedi funzionavano, molti no, qualcuno faceva danni.
La fede e le cure
Quando la medicina non bastava, si pregava. Ogni malattia aveva il suo santo: san Biagio per la gola, santa Lucia per gli occhi, sant’Antonio abate per il fuoco di sant’Antonio, san Rocco e san Sebastiano per la peste. Nei santuari si lasciavano ex voto, piccole tavolette dipinte o cuori d’argento, per ringraziare di una guarigione. Molti musei e santuari italiani ne conservano migliaia, e sono una fonte preziosa: mostrano cadute da carri, febbri, parti difficili, cioè la vita quotidiana della malattia.
Una malattia che terrorizzava tutti era il vaiolo, che lasciava il viso butterato a chi sopravviveva. Nel 1796 il medico inglese Edward Jenner dimostrò che il materiale preso dalle pustole del vaiolo bovino proteggeva dalla malattia: da vacca viene la parola vaccino. Nei paesi italiani dell’Ottocento il medico condotto vaccinava i bambini in piazza, spesso tra la diffidenza delle madri.
Epidemie, quarantene e lazzaretti
La peste nera del 1347-1350 uccise forse un terzo degli europei. Da quell’esperienza nacquero misure che usiamo ancora. Nel 1377 la repubblica di Ragusa, l’attuale Dubrovnik, impose alle navi un periodo di isolamento prima dello sbarco; a Venezia il periodo divenne di quaranta giorni, la “quarantena”. Nel 1423 Venezia aprì su un’isola della laguna il primo lazzaretto permanente.
Nell’Ottocento arrivò il colera. A Napoli, nell’epidemia del 1884, morirono migliaia di persone nei vicoli senza fogne; ne nacque il “risanamento”, con lo sventramento di interi quartieri. Fu chiaro allora che acqua pulita, fogne e sapone salvavano più vite di qualsiasi medicina.
Dalla mutua al Servizio sanitario nazionale
Nel Novecento le cure entrano davvero nella vita di tutti. Prima le casse mutue legate al lavoro, poi, con la legge 833 del 23 dicembre 1978, il Servizio sanitario nazionale: cure per tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito. Medico di famiglia, pediatra, vaccinazioni obbligatorie, parto in ospedale. In pochi decenni la mortalità infantile crolla, come racconta la pagina sull’infanzia.
La pandemia di Covid-19 ha riportato per qualche mese parole antiche nella vita quotidiana. Il 9 marzo 2020 tutta l’Italia entra in lockdown: quarantena, isolamento, distanza. Molti studenti hanno scoperto allora che quelle regole avevano più di seicento anni.
Domande frequenti
Come si curavano le persone nel Medioevo? Con erbe e rimedi casalinghi, salassi, diete, preghiere ai santi; il medico laureato era raro e costoso, e molte cure pratiche le facevano barbieri e levatrici.
Da dove viene la parola quarantena? Dai quaranta giorni di isolamento imposti alle navi a Venezia nel Quattrocento.
Un tema legato è quello dell’alimentazione.
Fonti per approfondire
Voce Peste nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.