Cronologie · Cronologia delle rivoluzioni
La rivoluzione inglese del Seicento, dalla guerra civile del 1642 alla Gloriosa rivoluzione del 1688–1689, cambiò il rapporto tra sovrano, Parlamento e sudditi: questa cronologia ne segue le fasi principali.
Riassunto
Con il termine rivoluzione inglese gli storici indicano un ciclo di eventi che, tra il 1640 e il 1689, mutò il rapporto tra sovranità, Parlamento e opinione pubblica. All’inizio del secolo i re della dinastia Stuart, Giacomo I e poi Carlo I, sostenevano di governare per diritto divino e cercavano di imporre tasse senza il consenso del Parlamento.
Lo scontro tra la corona e il Parlamento si intrecciò con le tensioni religiose tra anglicani, puritani e cattolici e con le crisi in Scozia e in Irlanda. Il risultato fu una guerra civile, una breve repubblica, il ritorno della monarchia e infine una monarchia limitata dalle leggi. Per il quadro generale leggi la scheda sulla rivoluzione inglese.
Date principali
- 1625Carlo I Stuart diventa re d’Inghilterra, Scozia e Irlanda.
- 1628Il Parlamento presenta la Petizione dei diritti contro tasse e arresti arbitrari.
- 1629–1640Carlo I governa senza convocare il Parlamento (“governo personale”).
- 1640Per finanziare la guerra contro gli scozzesi il re convoca il Parlamento, detto poi Lungo Parlamento.
- 1642–1646Prima guerra civile tra realisti (“cavalieri”) e parlamentari (“teste rotonde”).
- 1645A Naseby il New Model Army, guidato da Fairfax e Oliver Cromwell, sconfigge l’esercito del re.
- 1648Seconda guerra civile; l’esercito epura il Parlamento.
- 30 gennaio 1649Carlo I viene processato e decapitato; nasce la repubblica (Commonwealth).
- 1653–1658Cromwell governa come Lord protettore, con un potere di fatto militare.
- 1660Restaurazione: Carlo II Stuart torna sul trono.
- 1679Approvazione dell’Habeas Corpus Act contro gli arresti arbitrari.
- 1688–1689Gloriosa rivoluzione: Giacomo II fugge, salgono al trono Guglielmo III d’Orange e Maria II, che accettano il Bill of Rights.
Cause
I fattori che alimentarono la crisi furono le tensioni religiose tra diverse confessioni cristiane, le dispute sul controllo delle tasse e dell’amministrazione e la crescita di una sfera pubblica, fatta di pamphlet e prediche, in grado di orientare il consenso. Il Parlamento rivendicava il diritto di approvare le imposte, mentre i re tendevano verso l’assolutismo.
Molti parlamentari erano puritani e temevano che la politica religiosa del re avvicinasse la Chiesa d’Inghilterra al cattolicesimo. Sulle radici di questa situazione leggi la scheda sull’Inghilterra dei Tudor.
Conseguenze
Il lungo confronto produsse trasformazioni nelle forme di rappresentanza, il rafforzamento del Parlamento e nuove pratiche amministrative. Con il Bill of Rights del 1689 il re non poteva più imporre tasse, sospendere le leggi o mantenere un esercito in tempo di pace senza il consenso del Parlamento. Approfondisci nella scheda sulla Gloriosa rivoluzione.
I cambiamenti non furono lineari: la tolleranza religiosa restò limitata, soprattutto verso i cattolici, e le guerre in Irlanda, con la dura campagna di Cromwell del 1649–1650, lasciarono profonde ferite nei rapporti tra inglesi e irlandesi. La stabilità richiese compromessi tra le élite politiche.
Perché è importante
La rivoluzione inglese è importante perché diede vita alla prima monarchia parlamentare moderna e influenzò il pensiero politico di autori come John Locke. Le sue idee su diritti, rappresentanza e limiti del potere ispirarono più tardi la rivoluzione americana e il costituzionalismo europeo.
La ricostruzione storica si basa su atti parlamentari, corrispondenze, pamphlet e registrazioni giudiziarie. Nei secoli queste vicende sono state reinterpretate in chiave politica, diventando un punto di riferimento per i discorsi su sovranità e legittimità del potere. Per un confronto leggi anche la cronologia delle guerre di religione.
Collegamenti nell’archivio
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