Età antica · Antica Grecia
Atene era la polis principale dell’Attica, la penisola a est del Peloponneso, e tra il VI e il IV secolo avanti Cristo divenne la città più influente della Grecia: patria della democrazia, del teatro, della filosofia di Socrate e Platone, del Partenone. Al suo apice, nel V secolo a.C., l’Attica contava forse 250-300.000 abitanti, ma i cittadini maschi adulti con diritti politici erano soltanto 30-40.000. Tenete a mente questo numero. Ci torneremo.
Il territorio: l’Attica, il mare e l’argento
L’Attica è una regione povera di terreni fertili: colline, rocce, ulivi. Per sfamare la città, Atene doveva importare grano, soprattutto dal Mar Nero. In compenso aveva due grandi risorse. Il mare, con il porto del Pireo. E le miniere d’argento del Laurio, nel sud dell’Attica, dove lavoravano migliaia di schiavi in condizioni durissime. Con quell’argento Atene si pagò la flotta che la rese grande.
Al centro della città sorgeva l’Acropoli, una rocca alta circa 70 metri sopra la pianura, che in età micenea ospitava un palazzo e poi divenne il recinto sacro della dea protettrice. Secondo il mito, Atena e Poseidone si erano contesi la città: Poseidone fece scaturire una sorgente d’acqua salata, Atena un ulivo. Gli Ateniesi scelsero l’ulivo, e la dea.
Da città aristocratica a città in crisi
Nell’età arcaica Atene era governata dagli aristocratici, gli eupatridi, i “ben nati”, attraverso magistrati annuali chiamati arconti e un consiglio di ex arconti che si riuniva sulla collina di Ares, l’Areopago. I contadini poveri si indebitavano con i grandi proprietari, e chi non pagava poteva finire schiavo con tutta la famiglia, perfino venduto all’estero.
Intorno al 621 a.C. Dracone mise per iscritto le prime leggi, famose per la loro severità. Nel 594 a.C. fu scelto come arbitro Solone, un aristocratico che aveva fama di uomo giusto ed era anche poeta. Cancellò i debiti con la “scossa dei pesi”, vietò la schiavitù per debiti, divise i cittadini in quattro classi in base al reddito, dando a ciascuna diritti diversi. Non accontentò nessuno del tutto. Lui stesso scrisse di essersi messo in mezzo “come un lupo tra molti cani”.
Pisistrato e i tiranni
Le lotte tra fazioni continuarono, finché Pisistrato prese il potere come tiranno, a più riprese, tra il 561 e il 527 a.C. Si racconta che una volta rientrò in città su un carro accanto a una donna altissima travestita da Atena, per far credere che fosse la dea stessa a riportarlo. Erodoto, che racconta l’episodio, si stupisce che gli Ateniesi, considerati i più svegli dei Greci, ci fossero cascati.
Pisistrato però governò bene: aiutò i piccoli contadini, abbellì la città, organizzò grandi feste religiose come le Panatenee e le Dionisie, da cui nascerà il teatro. Si dice che fece mettere per iscritto i poemi di Omero. I suoi figli furono meno abili: uno, Ipparco, fu ucciso nel 514 a.C., l’altro, Ippia, cacciato nel 510.
Clistene e la nascita della democrazia
Nel 508-507 a.C. l’aristocratico Clistene, con l’appoggio del popolo, riorganizzò profondamente la città. Divise i cittadini in dieci nuove tribù, mescolando abitanti della città, della costa e dell’interno, così da spezzare il potere delle grandi famiglie locali. Creò un consiglio di 500 membri estratti a sorte. È l’atto di nascita della democrazia ateniese, che trovate spiegata nei dettagli in una scheda a parte.
Maratona, Salamina e la flotta
Nel 490 a.C. gli Ateniesi, quasi da soli, sconfiggono i Persiani a Maratona. Dieci anni dopo, Temistocle convince la città a usare l’argento di un nuovo filone del Laurio per costruire 200 triremi, navi da guerra con tre ordini di rematori. È la scelta decisiva. Nel 480 a.C. Serse incendia l’Acropoli, ma la flotta greca, in gran parte ateniese, lo batte a Salamina. La storia è nella scheda sulle guerre persiane.
La flotta cambia anche la politica. I rematori erano i cittadini più poveri, i teti: senza di loro non c’era vittoria. E chi rema per la città vuole contare.
L’impero di Atene e l’età di Pericle
Nel 478-477 a.C. molte città dell’Egeo si uniscono ad Atene nella Lega di Delo, contro il pericolo persiano. Ogni città versa navi o denaro. Ben presto Atene la trasforma in un impero: sposta il tesoro da Delo ad Atene, impedisce alle città di uscire dalla lega, reprime le ribellioni.
Con quei soldi, sotto la guida di Pericle, Atene ricostruisce l’Acropoli. Tra il 447 e il 432 a.C. si innalza il Partenone, con la statua d’oro e avorio di Atena scolpita da Fidia. Nell’agorà si discute, si compra, si giudica. Nel teatro di Dioniso si rappresentano le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, e le commedie di Aristofane. Per strada, Socrate ferma i passanti per fargli domande scomode.
Chi era escluso: donne, meteci, schiavi
Ed ecco il numero di prima. Da quei 30-40.000 cittadini restavano fuori le donne, che non votavano, non potevano possedere molto e vivevano in gran parte chiuse in casa, almeno quelle delle famiglie benestanti. Restavano fuori i meteci, gli stranieri residenti, spesso artigiani e commercianti ricchi, che pagavano le tasse e combattevano ma non avevano diritti politici. E soprattutto gli schiavi, forse un terzo della popolazione, che lavoravano nelle case, nelle botteghe, nelle miniere. La democrazia ateniese era vera, e rivoluzionaria. Ma era la democrazia di una minoranza.
La guerra del Peloponneso e dopo
La crescita di Atene spaventa Sparta. Nel 431 a.C. scoppia la guerra del Peloponneso, che durerà ventisette anni. Una peste uccide forse un quarto degli abitanti, tra cui Pericle. Nel 404 a.C. Atene si arrende. Si riprenderà, tornerà democratica, resterà per secoli la capitale culturale del mondo greco, con le scuole di Platone e di Aristotele. Ma non sarà più la prima potenza della Grecia. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
Le voci di Wikipedia “Storia di Atene” e “Atene”. Tra le fonti antiche, Erodoto (libro I, su Pisistrato), Plutarco, Vita di Solone, e la Costituzione degli Ateniesi attribuita ad Aristotele.