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Pericle

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Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Pericle: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Pericle (495 circa-429 a.C.) fu il politico e stratego che guidò Atene per circa trent’anni, nel periodo della sua massima potenza. Allargò la partecipazione dei cittadini poveri alla vita politica, trasformò la lega delio-attica in un impero marittimo e con il denaro degli alleati fece costruire il Partenone. Per questo il V secolo a.C. ateniese è spesso chiamato “età di Pericle”. Fu anche lui a portare la città nella guerra del Peloponneso contro Sparta, e morì di peste nei primi anni del conflitto.

Una famiglia potente

Pericle nacque ad Atene intorno al 495 a.C. Il padre, Santippo, fu uno dei comandanti della vittoria di Micale contro i Persiani, nel 479; la madre, Agariste, apparteneva alla famiglia degli Alcmeonidi ed era nipote di Clistene, il riformatore che aveva fondato la democrazia ateniese. Pericle crebbe quindi in un ambiente aristocratico, ma legato alla parte popolare.

Ebbe ottimi maestri. Il filosofo Anassagora, che sosteneva che il Sole fosse una pietra incandescente, fu suo amico, e gli antichi gli attribuivano la calma e l’autocontrollo per cui Pericle era famoso. Il primo incarico pubblico di cui sappiamo è curioso: nel 472 a.C. finanziò, come corego, la messa in scena dei Persiani di Eschilo, la tragedia che celebrava la vittoria di Salamina nelle guerre persiane.

Le riforme: più potere al popolo

Intorno al 462-461 a.C. Pericle sostenne Efialte nella riforma che tolse all’Areopago, il vecchio consiglio aristocratico, gran parte dei suoi poteri politici. Efialte fu assassinato poco dopo, e Pericle divenne la figura più influente della parte democratica.

Una delle sue misure più importanti fu il misthos, un’indennità per chi faceva il giudice nei tribunali popolari. Sembra un dettaglio tecnico. In realtà cambiava tutto: un contadino o un artigiano che perdeva una giornata di lavoro per sedere in tribunale ora veniva pagato, e la politica smetteva di essere un affare per chi poteva permettersi di non lavorare. Nel 451 a.C. una sua legge stabilì invece che solo chi aveva entrambi i genitori ateniesi poteva essere cittadino: la democrazia ateniese era aperta ai poveri, ma chiusa agli stranieri, alle donne e agli schiavi.

Stratego per quindici anni di fila

Pericle non fu mai un re né un tiranno. La sua carica era quella di stratego, uno dei dieci comandanti eletti ogni anno dall’assemblea. Secondo Plutarco fu rieletto per quindici anni consecutivi, dal 443 al 429. Il suo potere stava tutto nella capacità di convincere l’assemblea, anno dopo anno.

Tucidide, che lo conobbe, scrisse una frase che si cita sempre in classe: ad Atene c’era, di nome, una democrazia, ma di fatto il governo del primo cittadino.

Il tesoro di Delo e il Partenone

Dopo le guerre persiane molte città greche si erano unite ad Atene nella lega delio-attica, versando contributi per mantenere una flotta comune. Il tesoro era custodito nell’isola di Delo. Nel 454 a.C. fu trasferito ad Atene, e la lega diventò sempre più un impero: gli alleati pagavano, Atene decideva.

Con quei fondi Pericle avviò il grande programma di costruzioni sull’Acropoli. Il Partenone fu iniziato nel 447 a.C.; nel 438 vi fu collocata la statua d’oro e d’avorio di Atena realizzata da Fidia, amico di Pericle e responsabile dei lavori. Seguirono i Propilei, l’ingresso monumentale. Gli avversari politici lo accusarono di “adornare la città come una donna vanitosa” con il denaro degli alleati. Lui rispondeva che Atene li proteggeva, e che i lavori davano da vivere a migliaia di cittadini. Il quadro della città in quegli anni è nella scheda su Atene.

Aspasia

La compagna di Pericle fu Aspasia, una donna colta originaria di Mileto. Non essendo ateniese, non poteva sposarlo legalmente, proprio per la legge che lui stesso aveva fatto approvare. I comici la prendevano di mira, e la tradizione racconta che fu anche portata in tribunale. Nella casa di Pericle passavano filosofi, artisti e politici. Platone, nel Menesseno, fa dire scherzosamente a Socrate di aver imparato la retorica proprio da Aspasia.

La guerra del Peloponneso e l’epitaffio

Nel 431 a.C. scoppiò la guerra del Peloponneso contro Sparta e i suoi alleati. Il piano di Pericle era semplice: Sparta era più forte per terra, Atene per mare. Gli abitanti delle campagne si sarebbero rifugiati dentro le Lunghe Mura, che collegavano la città al porto del Pireo, mentre la flotta attaccava le coste nemiche e garantiva i rifornimenti.

Alla fine del primo anno di guerra Pericle pronunciò il discorso funebre per i caduti, riportato da Tucidide. È il più celebre elogio della democrazia antica: la nostra costituzione, dice, si chiama democrazia perché il governo è nelle mani non di pochi ma dei più, e ognuno è stimato per il suo valore, non per la sua ricchezza.

La peste e la morte di Pericle

Il piano aveva un punto debole. Nel 430 a.C., nella città sovraffollata, scoppiò un’epidemia, la “peste di Atene”, descritta da Tucidide che ne fu colpito e sopravvisse. Morì forse un quarto della popolazione. Gli Ateniesi se la presero con Pericle: fu destituito e multato, poi rieletto l’anno dopo. Ma la malattia aveva già ucciso i suoi due figli legittimi, e nell’autunno del 429 a.C. uccise anche lui.

Senza la sua guida, la politica ateniese diventò più instabile. La guerra durò fino al 404 e finì con la sconfitta di Atene.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Tucidide, La guerra del Peloponneso, libro II
  • Plutarco, Vita di Pericle
  • Enciclopedia Treccani online, voce “Pericle”
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Pericles”
  • Donald Kagan, Pericles of Athens and the Birth of Democracy, Free Press, 1991

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