Età antica · Antico Egitto
I faraoni erano i sovrani dell’antico Egitto, considerati allo stesso tempo re e dèi in terra, che governarono il paese per circa tremila anni, dall’unificazione intorno al 3100 avanti Cristo fino alla morte di Cleopatra nel 30 a.C. Ne conosciamo all’incirca 170, divisi in trenta dinastie, più un paio aggiunte dagli studiosi moderni.
Una curiosità per cominciare: gli Egiziani dell’Antico Regno non chiamavano “faraone” il loro re. La parola per-aa significava “grande casa”, cioè il palazzo. Solo a partire dal Nuovo Regno, verso il 1450 a.C., si iniziò a usarla per indicare la persona, un po’ come noi diciamo “la Casa Bianca” intendendo il presidente americano.
Chi era il faraone: un dio in terra
Per un Egiziano il faraone non era un uomo come gli altri che aveva fatto carriera. Era il figlio del dio sole Ra e l’incarnazione vivente di Horus, il dio falco. Quando moriva, diventava Osiride, il signore dell’oltretomba, e il suo successore diventava il nuovo Horus. Il ciclo si ripeteva, e con lui l’ordine del mondo.
Attenzione però a non immaginare un dio onnipotente. Il faraone era un intermediario: l’unico, in teoria, autorizzato a parlare con gli dèi a nome di tutti. Nei rilievi di ogni tempio d’Egitto è sempre lui a fare le offerte, anche se nella realtà i riti li celebravano i sacerdoti a suo nome. Sugli dèi che serviva c’è la scheda sugli dèi egizi.
La maat: il vero compito del re
Se doveste riassumere in una parola il lavoro di un faraone, quella parola sarebbe maat. È intraducibile: ordine, verità, giustizia, equilibrio del cosmo. Il contrario è isfet, il caos. Il re doveva mantenere la maat: garantire le piene del Nilo con i riti, giudicare con giustizia, difendere il paese dai nemici, che nei rilievi sono sempre rappresentati legati e calpestati, come forze del disordine.
Ecco perché i periodi di crisi, quando le piene erano scarse e la fame dilagava, mettevano in discussione il re stesso. Un faraone che non riusciva a garantire la maat aveva qualcosa che non andava.
Corone, scettri e simboli del potere
Riconoscere un faraone in un’immagine è facile, se sapete dove guardare. Sulla fronte porta l’ureo, un cobra eretto pronto a sputare veleno contro i nemici. In testa può avere la corona bianca dell’Alto Egitto, quella rossa del Basso Egitto, la doppia corona che le unisce, la corona blu da guerra, oppure il nemes, il copricapo di stoffa a strisce che conoscete dalla maschera di Tutankhamon. Sul mento una barba posticcia, intrecciata. Tra le braccia incrociate sul petto, il bastone ricurvo e il flagello: il re come pastore che guida e come padrone che punisce.
I cinque nomi e il cartiglio
Ogni faraone, al momento dell’incoronazione, riceveva una titolatura di cinque nomi, ognuno con un significato religioso. Due di questi venivano scritti dentro un ovale chiuso da una linea, il cartiglio, che rappresenta una corda annodata e, forse, il circuito del sole intorno al mondo. Chi entra in un museo egizio può divertirsi a cercarli.
Proprio i cartigli aiutarono Jean-François Champollion a decifrare i geroglifici nel 1822: sapeva che lì dentro c’erano nomi di re, come Tolomeo e Cleopatra, e confrontando i segni riuscì a leggerli.
Come si diventava faraone
Di norma per eredità, dal padre al figlio maggiore della moglie principale. Ma le eccezioni sono tantissime. Ci sono visir e generali che fondano nuove dinastie, come Amenemhat I o Horemheb. Ci sono matrimoni tra fratelli e sorelle, o tra fratellastri, all’interno della famiglia reale: imitavano gli dèi, come Osiride e Iside, e tenevano il potere dentro la casa regnante. Una pratica che a noi sembra strana, e che lasciava tracce: gli studi sul DNA della famiglia di Tutankhamon indicano che i suoi genitori erano probabilmente fratello e sorella.
Esistevano donne faraone?
Sì, poche ma importanti. La più nota è Hatshepsut, che nel XV secolo a.C. regnò per circa vent’anni facendosi rappresentare con la barba posticcia; la sua storia è nella scheda sul Nuovo Regno. Prima di lei Sobekneferu, alla fine del Medio Regno. Molto più tardi, Cleopatra VII, l’ultima, che però apparteneva a una dinastia di origine greca, i Tolomei. Ci sono poi regine potentissime che non furono faraoni, come Nefertiti, moglie di Akhenaton, o Nefertari, moglie di Ramesse II.
La giornata di un faraone
Possiamo ricostruirla solo in parte. Il re si alzava, si purificava, partecipava ai riti del mattino. Poi riceveva il visir, che gli riferiva degli affari del paese, ascoltava rapporti su tasse, cantieri, confini, lettere di re stranieri. Giudicava i casi più gravi. Viaggiava: lungo il Nilo, per inaugurare templi e festeggiare le grandi feste religiose; all’estero, a capo dell’esercito. Andava a caccia di leoni e tori selvatici, e se ne vantava nelle iscrizioni. Aveva un harem, cioè una grande casa delle donne, che a volte era anche luogo di congiure: Ramesse III fu ucciso in una cospirazione organizzata da una sua moglie secondaria.
Morte e sepoltura
Quando il faraone moriva, cominciava un periodo di circa settanta giorni per la mummificazione: si estraevano gli organi interni, il corpo veniva disseccato con il natron, un sale naturale, poi avvolto in centinaia di metri di bende di lino. Il re veniva sepolto con tutto ciò che gli serviva per l’eternità: cibo, mobili, carri, gioielli, statuette di servitori. Nell’Antico Regno nelle piramidi, nel Nuovo Regno nelle tombe nascoste della Valle dei Re.
Il percorso completo del primo anno è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Faraone” di Wikipedia spiega titoli, simboli ed etimologia; sul contesto religioso è utile la voce “Religione egizia”.