Piramidi

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Piramidi egizie: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Antico Egitto

Le piramidi egizie sono le tombe monumentali che i faraoni fecero costruire soprattutto durante l’Antico Regno, tra il 2650 e il 2200 avanti Cristo circa. Se ne conoscono più di cento, ma le più famose sono le tre di Giza, alla periferia del Cairo: quelle di Cheope, Chefren e Micerino. La Grande Piramide di Cheope è l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora in piedi.

Ogni anno, quando arriviamo a questo argomento, qualcuno chiede: “Prof, ma è vero che le hanno fatte gli alieni?”. Rispondo che è una domanda utile. Ci costringe a guardare le prove.

Perché i faraoni costruivano le piramidi?

Per gli Egiziani la morte non era una fine, ma un passaggio. Il faraone, dio in terra, doveva raggiungere il cielo e unirsi al sole e alle stelle, garantendo così l’ordine del mondo anche dopo la propria morte. La piramide serviva a questo: proteggere il corpo mummificato e gli oggetti necessari nell’aldilà, e insieme fare da “trampolino” verso il cielo.

La forma stessa ha un significato. Ricorda la collina primordiale emersa dalle acque all’inizio della creazione, secondo i miti egizi, e forse i raggi del sole che scendono dalle nuvole. Il vertice delle piramidi era coperto da una pietra appuntita, il pyramidion, a volte rivestita d’oro.

Dalla mastaba alla piramide liscia

La forma perfetta non arrivò subito. Prima c’erano le mastabe, tombe basse e rettangolari. Poi, intorno al 2650 a.C., l’architetto Imhotep costruì per Djoser la piramide a gradoni di Saqqara, sovrapponendo sei piani. La storia è raccontata nella scheda sull’Antico Regno.

Il passo successivo lo fece il faraone Snefru, padre di Cheope, con una serie di tentativi a Meidum e a Dahshur. La Piramide Romboidale cambia inclinazione a metà altezza: probabilmente i costruttori si accorsero di aver scelto un angolo troppo ripido. La Piramide Rossa, accanto, è la prima vera piramide a facce lisce. Errori, correzioni, nuove prove. Non proprio il comportamento di una tecnologia extraterrestre.

La Grande Piramide di Cheope in numeri

Alcune cifre fanno girare la testa. Alta in origine circa 146 metri, oggi 138, perché ha perso il rivestimento esterno e la punta: per quasi quattromila anni è stata la costruzione più alta del mondo, superata solo dalla cattedrale di Lincoln, in Inghilterra, nel Trecento. La base è un quadrato di circa 230 metri di lato, con un errore di pochi centimetri. Contiene circa 2,3 milioni di blocchi, che pesano in media più di due tonnellate.

All’interno si trovano corridoi, una “Grande Galleria” alta più di otto metri e la Camera del Re, rivestita di granito rosso portato da Assuan, a oltre 800 chilometri di distanza lungo il Nilo. Il sarcofago è ancora lì. Vuoto: le piramidi furono saccheggiate già nell’antichità.

Come sono state costruite?

Qui bisogna distinguere ciò che sappiamo da ciò che ipotizziamo. Sappiamo che la maggior parte della pietra, il calcare, veniva da cave vicinissime, a Giza stessa. Il calcare bianco e fine del rivestimento arrivava da Tura, dall’altra parte del Nilo, e il granito da Assuan, in barca. Sappiamo che i blocchi si spostavano su slitte di legno: una pittura nella tomba di un funzionario, Djehutihotep, molto più tarda, mostra una statua colossale trascinata da decine di uomini mentre uno versa acqua sulla sabbia davanti alla slitta. Bagnare la sabbia, hanno verificato i fisici, riduce l’attrito in modo notevole.

Quello che non sappiamo con certezza è come i blocchi venissero sollevati fino in cima. Le ipotesi principali sono rampe di mattoni crudi e detriti: dritte, a zigzag, a spirale attorno alla piramide, oppure in parte interne. Probabilmente si usarono diversi sistemi, insieme a leve. Nel 2018 in una cava di alabastro ad Hatnub è stata trovata una rampa ripida con gradini e fori per pali, forse usata per argani a corda. Un indizio, non una prova definitiva.

Chi costruì le piramidi: schiavi o operai?

Il film hollywoodiano con le fruste e gli schiavi è da archiviare. Negli anni Novanta l’archeologo egiziano Zahi Hawass e l’americano Mark Lehner hanno scavato, a sud della Sfinge, il villaggio degli operai di Giza: panetterie, birrerie, dormitori, ossa di bovini e pesci. E le tombe dei lavoratori, sepolti con onore accanto ai re per cui avevano lavorato. Alcuni scheletri mostrano fratture curate e guarite: c’era assistenza medica.

Si pensa a un nucleo di qualche migliaio di operai specializzati, scalpellini, carpentieri, ingegneri, affiancati a rotazione da contadini, forse durante la piena del Nilo, quando i campi erano allagati. Le squadre avevano nomi, a volte spiritosi, scritti sui blocchi: “Amici di Cheope”, “Ubriachi di Micerino”. Lavoravano per il re, ricevevano razioni, e probabilmente lo consideravano un dovere religioso. Era una forma di lavoro obbligatorio, non schiavitù nel senso che diamo noi alla parola.

E gli alieni? Nessuna prova, e un sacco di prove contrarie: cave, attrezzi, villaggi, papiri. Come quelli di Wadi al-Jarf, scoperti nel 2013, con il diario di un ispettore di nome Merer che registra viaggi di blocchi per la piramide di Cheope.

Perché si smise di costruire piramidi?

Dopo la IV dinastia le piramidi diventano più piccole. Nel Medio Regno se ne costruiscono ancora, in mattoni crudi rivestiti di pietra. Nel Nuovo Regno i faraoni scelgono tombe scavate nella roccia, nascoste nella Valle dei Re, vicino a Tebe. Il motivo più ovvio: una piramide è un enorme cartello con scritto “qui c’è un tesoro”. I ladri lo avevano capito benissimo.

Per la religione che sta dietro a tutto questo vedete gli dèi egizi e i faraoni; il percorso completo è nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

La voce “Piramide di Cheope” di Wikipedia raccoglie misure e storia degli scavi; le diverse ipotesi tecniche sono discusse nella voce “Teorie sulla costruzione delle piramidi egizie”. Sui documenti di Merer, la voce “Papiri di Wadi al-Jarf”.

Una sezione è l’inizio di un percorso.

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