Età antica · Antico Egitto
L’Antico Regno è il primo grande periodo della storia egizia, dalla III alla VI dinastia, all’incirca tra il 2686 e il 2181 avanti Cristo. È chiamato anche “età delle piramidi”, perché in questi cinque secoli i faraoni costruirono le più grandi tombe della storia, da Saqqara a Giza. La capitale era Menfi, poco a sud dell’attuale Il Cairo.
Ma le piramidi sono il risultato, non la causa. Per capire l’Antico Regno bisogna chiedersi che tipo di Stato fosse capace di costruirle.
Quando inizia e quando finisce
Le date egizie sono un rompicapo, e non per colpa vostra. Gli Egiziani non contavano gli anni da un evento fisso, come facciamo noi da Cristo: contavano gli anni di regno di ogni faraone. Le cifre moderne sono ricostruzioni, e i libri possono differire di qualche decennio. La sequenza però è sicura: prima il periodo predinastico e i secoli delle prime due dinastie; poi l’Antico Regno; poi un periodo di crisi; poi il Medio Regno.
La divisione in trenta dinastie, per inciso, viene da un sacerdote egiziano, Manetone, che scrisse una storia del suo paese in greco nel III secolo a.C. Gli storici la usano ancora.
Djoser e Imhotep: la prima piramide
Intorno al 2650 a.C. il faraone Djoser, della III dinastia, fa costruire a Saqqara la propria tomba. Fino ad allora i re venivano sepolti sotto le mastabe, basse costruzioni rettangolari di mattoni crudi. L’architetto di Djoser, Imhotep, ha un’idea: costruire in pietra, e sovrapporre sei mastabe sempre più piccole. Nasce la piramide a gradoni, alta circa 60 metri.
Imhotep è un personaggio affascinante. Era visir, sacerdote, forse medico. Duemila anni dopo gli Egiziani lo veneravano come un dio, e i Greci lo identificarono con Asclepio, il dio della medicina. Non capita a molti architetti.
Le grandi piramidi della IV dinastia
Il secolo d’oro è la IV dinastia. Snefru fa costruire non una ma tre piramidi, tra cui la Piramide Romboidale di Dahshur, che cambia pendenza a metà, forse perché gli ingegneri si accorsero che stava diventando instabile. Suo figlio Khufu, che i Greci chiamavano Cheope, innalza a Giza la Grande Piramide, alta in origine circa 146 metri. Seguono Chefren, con la Sfinge, e Micerino.
Sulle tecniche di costruzione e su chi le costruì c’è la scheda dedicata alle piramidi. Qui basta una scoperta recente: nel 2013, a Wadi al-Jarf, sul Mar Rosso, sono stati trovati i papiri più antichi del mondo, tra cui il diario di un funzionario di nome Merer, che racconta come la sua squadra trasportava blocchi di calcare in barca per la piramide di Cheope. Lavoratori organizzati e pagati in pane e birra, non schiavi in catene.
Un re-dio e uno Stato di scribi
Il faraone dell’Antico Regno non era solo un re. Era considerato un dio vivente, l’incarnazione di Horus, il dio falco, e il garante della maat, l’ordine dell’universo: le piene regolari del Nilo, la giustizia, la vittoria sui nemici. Su questo trovate di più nella scheda sui faraoni.
Sotto di lui lavorava un’amministrazione sorprendentemente moderna. Al vertice il visir, una specie di primo ministro. Poi tesorieri, responsabili dei granai, capi dei lavori. Il paese era diviso in province, i nòmi, ciascuna con un governatore, il nomarca. Ogni due anni si faceva il censimento del bestiame, per calcolare le tasse. Tutto questo funzionava grazie agli scribi e alla scrittura geroglifica, insieme alla sua forma corsiva, lo ieratico.
V e VI dinastia: il sole e i Testi delle piramidi
Con la V dinastia cambia qualcosa. Le piramidi si fanno più piccole, costruite con meno cura; oggi alcune sembrano mucchi di sassi. Crescono invece i templi dedicati a Ra, il dio sole, e il re si presenta come “figlio di Ra”. Una parte delle risorse passa dai cantieri reali ai templi e ai funzionari.
Nella piramide di Unas, ultimo re della V dinastia, compaiono per la prima volta i Testi delle piramidi: formule religiose scolpite sulle pareti della camera funeraria, per aiutare il re a raggiungere il cielo e unirsi agli dèi. Sono tra i testi religiosi più antichi del mondo.
Perché l’Antico Regno entrò in crisi
Il colpo finale arriva con la VI dinastia. Pepi II salì al trono bambino e, secondo la tradizione, regnò per circa novant’anni: forse un’esagerazione, ma certo un regno lunghissimo. Nel frattempo i nomarchi diventavano sempre più ricchi e indipendenti, si facevano costruire grandi tombe nelle proprie province e trasmettevano la carica ai figli. Il potere del centro si svuotava.
A questo si aggiunsero, secondo molti studiosi, piene del Nilo troppo basse per vari anni, legate a un cambiamento climatico intorno al 2200 a.C. Raccolti scarsi, granai vuoti, un re che non riusciva più a garantire la maat. Intorno al 2181 a.C. l’Egitto si frantuma.
Dopo l’Antico Regno
Segue il Primo Periodo Intermedio, circa 130 anni in cui diverse dinastie governano contemporaneamente da città diverse, soprattutto Eracleopoli al nord e Tebe al sud. Alcuni testi scritti più tardi descrivono quegli anni come un mondo alla rovescia, con i poveri diventati ricchi e i figli dei nobili sbattuti contro i muri. Sarà un principe di Tebe, Mentuhotep II, a riunificare il paese: comincia il Medio Regno.
Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La voce “Antico Regno” di Wikipedia elenca dinastie e sovrani. Sui documenti di Merer c’è la voce “Papiri di Wadi al-Jarf”. Per un inquadramento storico più ampio, il saggio Treccani “La formazione dello Stato egiziano e l’Antico Regno”.