Periodo predinastico

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Periodo predinastico egizio: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Antico Egitto

Il periodo predinastico dell’Egitto è la lunga fase, all’incirca tra il 5000 e il 3100 avanti Cristo, in cui lungo il Nilo nascono villaggi agricoli, poi piccoli regni, e infine uno Stato unico guidato da un re. È, in pratica, la “preistoria” dei faraoni. Si chiama così perché precede la prima dinastia, quella con cui comincia la storia egizia vera e propria.

Lo ammetto: in molte classi è il capitolo che si salta, per arrivare subito alle piramidi. Ma è proprio qui che si capisce perché l’Egitto sia diventato l’Egitto.

Il Nilo e il deserto che avanza

Intorno all’8000 a.C. il Sahara non era un deserto. Era una savana con laghi, giraffe ed elefanti, abitata da cacciatori e pastori: lo mostrano le pitture rupestri nel sud-ovest dell’Egitto, dove compaiono persino figure che sembrano nuotare. Poi, a partire dal VI millennio, il clima si fa più secco. La gente si sposta verso l’unica fonte d’acqua sicura: il Nilo.

La valle del fiume è una striscia verde larga pochi chilometri, con il deserto ai due lati. Ogni estate il Nilo esondava e, ritirandosi, lasciava sui campi un limo scuro e fertilissimo. Gli Egiziani chiamavano la loro terra Kemet, “la terra nera”, per distinguerla dalla “terra rossa” del deserto. Su questo fango si seminavano orzo e farro, arrivati dal Vicino Oriente con la rivoluzione neolitica.

Le culture predinastiche: Badari e Naqada

Gli archeologi danno alle diverse culture il nome del sito dove sono state scoperte. Al nord, nel delta, c’è per esempio Merimde, tra i villaggi agricoli più antichi d’Egitto. Al sud, nell’Alto Egitto, la cultura di Badari, nel V millennio, con vasi sottilissimi dal bordo nero.

La più importante è la cultura di Naqada, dal nome di un villaggio a nord di Luxor, che si divide in tre fasi, Naqada I, II e III, dal 4000 al 3100 a.C. circa. Nelle tombe di Naqada compaiono vasi dipinti con barche dai molti remi, palette di pietra per triturare il trucco degli occhi, oggetti in rame, coltelli di selce lavorati con una precisione incredibile. E soprattutto compaiono le differenze: alcune tombe sono povere buche nella sabbia, altre grandi e piene di oggetti preziosi. Si sta formando un’élite.

Le prime città e i primi re

Nel corso di Naqada II emergono alcuni centri più forti degli altri: Hierakonpolis, Naqada stessa, Abido. Ognuno con un capo, un territorio, probabilmente un dio protettore. Un po’ come le città sumere nello stesso periodo, anche se in Egitto la tendenza sarà verso l’unione e non verso la rivalità permanente.

A Hierakonpolis è stata trovata la cosiddetta Tomba 100, con una parete dipinta che mostra barche, animali e un uomo che colpisce dei nemici legati. È un gesto che diventerà il simbolo del faraone per tremila anni. Ad Abido, nella tomba chiamata U-j, intorno al 3250 a.C., gli archeologi tedeschi hanno trovato centinaia di piccole etichette d’osso con segni incisi. Potrebbero essere tra i primi geroglifici conosciuti, quasi contemporanei alle tavolette di Uruk. Chi sia arrivato prima alla scrittura, Egitto o Mesopotamia, è ancora una questione aperta.

Alto e Basso Egitto: le Due Terre

Qui c’è una cosa da sistemare una volta per tutte, perché confonde sempre. L’Alto Egitto è il sud. Il Basso Egitto è il nord, cioè il delta. Si ragiona seguendo il fiume, che scorre da sud verso nord: “alto” vuol dire a monte.

La tradizione egizia raccontava che in origine esistessero due regni. L’Alto Egitto aveva la corona bianca, a forma di birillo, e come simbolo il loto. Il Basso Egitto la corona rossa, con una specie di spirale davanti, e il papiro. Il faraone unito porterà la doppia corona, il pschent, e si chiamerà “signore delle Due Terre”.

Narmer e l’unificazione dell’Egitto

La prova più famosa dell’unificazione è la Tavolozza di Narmer, trovata a Hierakonpolis alla fine dell’Ottocento e oggi al Museo Egizio del Cairo. È una lastra di pietra verde alta circa 64 centimetri. Da un lato il re Narmer, con la corona bianca, alza la mazza su un nemico inginocchiato. Dall’altro, con la corona rossa, passa in rassegna file di nemici decapitati. Sembra un manifesto: un re, due corone, un solo Egitto. Si data intorno al 3100 a.C.

Gli storici greci, molto più tardi, parlavano di un re chiamato Menes come fondatore dell’Egitto unito. Molti studiosi lo identificano con Narmer, altri con il suo successore Aha. E oggi si pensa che l’unificazione non sia stata una sola battaglia, ma un processo durato generazioni, iniziato già prima di Narmer con i re della cosiddetta “dinastia zero”. Il manifesto, insomma, semplifica. Come tutti i manifesti.

Dopo il predinastico: la nascita dello Stato faraonico

Con la prima dinastia, verso il 3100-3000 a.C., nasce una capitale, Menfi, vicino al punto dove la valle si apre nel delta. Nascono un’amministrazione, tasse sul raccolto, scribi, un re considerato divino: le basi di quello che trovate nella scheda sui faraoni. Dopo il periodo protodinastico, verso il 2686 a.C., comincia l’Antico Regno, l’età delle piramidi.

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Fonti per approfondire

Le voci di Wikipedia “Periodo Predinastico (Egitto)” e “Tavoletta di Narmer” danno un quadro delle culture e del celebre reperto, con bibliografia.

Una sezione è l’inizio di un percorso.

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