Età antica · Ebrei
L’Esodo è, secondo la Bibbia, l’uscita degli Ebrei dall’Egitto, dove erano ridotti in schiavitù, sotto la guida di Mosè, e il loro viaggio di quarant’anni nel deserto fino alla terra di Canaan. È raccontato nell’omonimo libro, il secondo della Bibbia, e nei tre successivi. Gli storici che cercano di datarlo pensano di solito al XIII secolo avanti Cristo, all’epoca di Ramesse II, anche se le prove dirette mancano.
Per gli ebrei è il cuore della propria identità. Ogni anno, a Pesach, la Pasqua ebraica, le famiglie lo raccontano a tavola, e i bambini devono fare quattro domande. È un buon modo anche per noi di cominciare: che cosa successe, secondo il racconto? E che cosa possiamo dire da storici?
Il racconto biblico in breve
Dopo la morte di Giuseppe, quello della storia dei patriarchi, i discendenti di Giacobbe si moltiplicano in Egitto. Un nuovo faraone, “che non aveva conosciuto Giuseppe”, li teme, li costringe ai lavori forzati per costruire le città di Pitom e Ramses, e ordina di gettare nel Nilo i neonati maschi.
Un bambino, Mosè, viene salvato dalla madre in una cesta di papiro lasciata tra i giunchi; lo trova la figlia del faraone, che lo cresce a corte. La scena vi ricorderà la leggenda di Sargon di Akkad, ed è un parallelo che gli studiosi conoscono bene. Da adulto Mosè uccide un sorvegliante egiziano che picchiava uno schiavo ebreo e fugge nel deserto. Lì, da un roveto che brucia senza consumarsi, Dio gli parla e gli ordina di tornare a liberare il suo popolo.
Le dieci piaghe e la Pasqua
Il faraone rifiuta, e l’Egitto viene colpito da dieci piaghe: l’acqua del Nilo trasformata in sangue, rane, zanzare, mosche, la morte del bestiame, ulcere, grandine, cavallette, tenebre. L’ultima è la più terribile, la morte dei primogeniti. Gli Ebrei si salvano segnando le porte delle case con il sangue di un agnello: l’angelo della morte “passa oltre”. Da qui il nome Pasqua, dall’ebraico pesach, “passaggio”.
Gli Ebrei partono in fretta, senza neanche il tempo di far lievitare il pane. Per questo a Pesach si mangia il pane azzimo, la matzah. Inseguiti dall’esercito egiziano, arrivano al mare: le acque si aprono per farli passare e si richiudono sugli inseguitori. La Bibbia parla di Yam Suf, che si traduce di solito con “Mar Rosso” ma forse significava “mare delle canne”, una zona paludosa.
Il Sinai e i dieci comandamenti
Nel deserto il popolo soffre la fame e la sete, protesta, rimpiange le “pentole di carne” dell’Egitto; riceve la manna dal cielo. Al monte Sinai Mosè sale da solo e riceve da Dio le tavole della Legge con i dieci comandamenti: non avrai altri dèi, non ucciderai, non ruberai, non dirai falsa testimonianza, onora il padre e la madre e così via.
È il momento decisivo. Il patto fatto con Abramo diventa un patto con un popolo intero, che si impegna a seguire una legge. Dentro i libri successivi ci sono centinaia di norme su cibo, giustizia, festività. Alcune somigliano alle leggi del Codice di Hammurabi, come il celebre “occhio per occhio”. Altre sono originali: il riposo del sabato, per esempio, valeva anche per gli schiavi e gli animali.
Mosè non entra nella terra promessa. La vede da lontano, dal monte Nebo, e muore. A guidare il popolo in Canaan sarà Giosuè.
L’Esodo è un fatto storico?
Qui serve prudenza. Nessun documento egiziano parla di una fuga di massa di schiavi ebrei, né delle piaghe, né della distruzione di un esercito del faraone. Nel Sinai non sono state trovate tracce di un popolo numeroso accampato per decenni. E la cifra biblica di 600.000 uomini adulti, più donne e bambini, cioè forse due milioni di persone, è considerata da quasi tutti gli studiosi impossibile per l’epoca.
D’altra parte, alcuni dettagli suonano autentici. Esistevano davvero lavoratori di origine semitica in Egitto, e una città chiamata Pi-Ramses fu costruita da Ramesse II nel delta. Il nome Mosè ha una forma egiziana, simile a quella di Thutmose o Ramesse, dove -mose significa “è nato”. E la prima menzione extrabiblica di Israele si trova proprio in un testo egiziano: la stele del faraone Merenptah, figlio di Ramesse II, del 1208 a.C. circa, che dice “Israele è devastato, il suo seme non esiste più”. Quindi alla fine del XIII secolo un gruppo chiamato Israele viveva già in Canaan.
L’ipotesi più diffusa oggi è che un gruppo più piccolo, forse alcune famiglie fuggite dall’Egitto, abbia portato con sé il ricordo di una liberazione. Unendosi ad altre popolazioni di Canaan, quel ricordo sarebbe diventato la storia di tutto il popolo, arricchita e scritta nei secoli successivi. Ma su questo gli studiosi continuano a discutere, e va detto chiaramente.
Perché l’Esodo è così importante
Nel mondo antico gli dèi stavano di solito dalla parte dei re. Nell’Esodo Dio sta dalla parte di un popolo di schiavi, contro il re più potente della terra. È un’idea che ha avuto una fortuna enorme. Gli schiavi afroamericani degli Stati Uniti cantavano “Go down, Moses… let my people go”; Martin Luther King, la sera prima di essere ucciso nel 1968, disse di aver visto “la terra promessa” dalla cima del monte, come Mosè. Anche i film, da I dieci comandamenti del 1956 al cartone Il principe d’Egitto, hanno tenuto vivo il racconto.
Il seguito è nella scheda sul regno di Israele; per l’Egitto di quel periodo vedete il Nuovo Regno. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
Il testo di riferimento è il libro dell’Esodo. Per la discussione storica, le voci di Wikipedia “Esodo” e “Stele di Merenptah”.