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Crollo di Wall Street del 1929

Epoca:

Il crollo di Wall Street del 1929 fu il tracollo della Borsa di New York che iniziò il 24 ottobre 1929, il cosiddetto “giovedì nero”, e raggiunse il culmine il 29 ottobre, il “martedì nero”. In pochi giorni il valore delle azioni crollò, bruciando enormi patrimoni. Il crollo fu l’inizio della Grande depressione, la più grave crisi economica del Novecento, che dagli Stati Uniti si estese a gran parte del mondo ed ebbe pesanti conseguenze politiche anche in Europa.

Crollo di Wall Street del 1929: riassunto

Negli anni Venti gli Stati Uniti vissero un periodo di forte crescita economica, i cosiddetti “ruggenti anni Venti”. Si diffusero automobili, elettrodomestici e radio, e milioni di americani iniziarono a investire in Borsa, convinti che i prezzi delle azioni sarebbero saliti all’infinito. L’indice Dow Jones raggiunse il massimo il 3 settembre 1929, a quota 381 punti.

Nell’autunno 1929 i prezzi cominciarono a scendere e si diffuse il panico. Il 24 ottobre furono vendute quasi 13 milioni di azioni; il 29 ottobre oltre 16 milioni, un record per l’epoca. I tentativi delle grandi banche di sostenere il mercato fallirono. La discesa continuò, con alti e bassi, fino al luglio 1932, quando il Dow Jones toccò 41 punti: aveva perso circa l’89% del suo valore. L’indice tornò ai livelli del 1929 solo nel 1954.

Le cause della crisi del 1929

Gli storici e gli economisti indicano diverse cause, che si sommarono tra loro:

  • la speculazione in Borsa: molti compravano azioni non per i dividendi, ma per rivenderle a un prezzo più alto;
  • l’acquisto a credito (“a margine”): si potevano comprare azioni pagandone solo una parte e prendendo in prestito il resto; quando i prezzi scesero, i debitori furono costretti a vendere, accelerando il crollo;
  • la sovrapproduzione: industria e agricoltura producevano più di quanto il mercato riuscisse ad assorbire;
  • la distribuzione ineguale dei redditi: i salari crescevano meno dei profitti, e i consumi si reggevano sempre più sul credito;
  • la crisi dell’agricoltura, già in difficoltà per il calo dei prezzi dopo la Prima guerra mondiale;
  • la fragilità del sistema bancario, formato da migliaia di piccole banche senza adeguate garanzie.

La Grande depressione negli Stati Uniti

Il crollo della Borsa si trasformò in una crisi generale dell’economia. Molti risparmiatori corsero a ritirare i depositi e tra il 1930 e il 1933 fallirono circa 9.000 banche. Le imprese ridussero la produzione e licenziarono: nel 1933 la disoccupazione arrivò a circa un quarto della forza lavoro. Molte famiglie persero la casa e nelle periferie delle città sorsero baraccopoli, chiamate ironicamente “Hooverville” dal nome del presidente Herbert Hoover, accusato di non reagire con decisione.

La politica economica di quegli anni peggiorò la situazione: nel 1930 la legge Smoot-Hawley alzò i dazi sulle importazioni, e gli altri Paesi risposero con misure simili, facendo crollare il commercio internazionale.

La crisi si diffonde in Europa

L’economia europea dipendeva in larga parte dai capitali americani, soprattutto la Germania, che grazie ai prestiti statunitensi del Piano Dawes del 1924 pagava le riparazioni di guerra. Dopo il 1929 le banche americane richiamarono i prestiti. Nel maggio 1931 fallì la Creditanstalt, la principale banca austriaca, e la crisi si estese all’intero sistema finanziario europeo. Nel settembre 1931 il Regno Unito abbandonò la parità aurea della sterlina.

La Germania fu tra i Paesi più colpiti: all’inizio del 1932 i disoccupati erano circa sei milioni. La miseria e la sfiducia nei partiti democratici della Repubblica di Weimar favorirono la crescita del nazismo, e nel gennaio 1933 Adolf Hitler divenne cancelliere. In Italia il regime del fascismo rispose alla crisi con un maggiore intervento dello Stato, creando nel 1933 l’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) per salvare banche e imprese.

La risposta: il New Deal

Nel 1932 fu eletto presidente Franklin Delano Roosevelt, che dal 1933 avviò il New Deal (“nuovo corso”): un insieme di riforme e di interventi pubblici per far ripartire l’economia e proteggere i più deboli. Lo Stato finanziò grandi opere pubbliche, sostenne l’agricoltura, introdusse nel 1935 un sistema di previdenza sociale (Social Security) e regolò il sistema finanziario: il Glass-Steagall Act del 1933 separò banche commerciali e banche d’investimento, e nel 1934 nacque la SEC, l’autorità di controllo sulla Borsa.

Sul piano delle idee, l’economista britannico John Maynard Keynes sostenne nella Teoria generale del 1936 che, nelle crisi, lo Stato deve sostenere la domanda con la spesa pubblica.

Le conseguenze del crollo del 1929

  • economiche: crollo della produzione e del commercio mondiale, disoccupazione di massa, ritorno del protezionismo;
  • politiche: crisi delle democrazie europee e rafforzamento dei regimi autoritari, in particolare in Germania;
  • istituzionali: crescita del ruolo dello Stato nell’economia, con nuove regole per banche e mercati finanziari;
  • internazionali: fine della cooperazione economica del primo dopoguerra, che contribuì alle tensioni sfociate nella Seconda guerra mondiale.

Perché il crollo di Wall Street è importante

Il crollo del 1929 è il simbolo di come una crisi finanziaria possa diventare una crisi economica, sociale e politica di dimensioni mondiali. Per capire il periodo tra le due guerre, l’ascesa dei totalitarismi e la nascita dello Stato sociale nel Novecento, come mostra anche la storia degli Stati Uniti nel Novecento, è un passaggio fondamentale.

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