Le guerre persiane furono i conflitti tra l’Impero persiano e una parte delle città greche all’inizio del V secolo a.C. I momenti principali sono due: la spedizione del re Dario, fermata a Maratona nel 490 a.C., e la grande invasione di suo figlio Serse, respinta tra il 480 e il 479 a.C. con le battaglie di Salamina e Platea. Per i Greci fu la vittoria della libertà contro un impero immenso. È anche, per noi, il racconto con cui nasce la storiografia: le Storie di Erodoto.
Le cause: la rivolta delle città ioniche
Alla metà del VI secolo a.C. i Persiani avevano conquistato le città greche della Ionia, sulla costa dell’attuale Turchia. Erano governate da tiranni fedeli al Gran Re. Nel 499 a.C. Mileto, guidata da Aristagora, si ribellò, e altre città la seguirono.
Aristagora cercò aiuto nella Grecia continentale. Sparta rifiutò. Atene mandò venti navi, Eretria cinque. Nel 498 i ribelli incendiarono Sardi, una delle capitali regionali persiane. Poi la rivolta fu schiacciata: nel 494 a.C. la flotta ionica fu sconfitta a Lade e Mileto distrutta. Erodoto racconta che Dario, saputo dell’incendio di Sardi, chiese chi fossero questi Ateniesi, e da quel giorno fece ripetere a un servo, tre volte a ogni pasto: “Signore, ricordati degli Ateniesi”.
La prima guerra persiana e Maratona (490 a.C.)
Nel 490 a.C. una flotta persiana attraversò l’Egeo, distrusse Eretria e sbarcò nella piana di Maratona, a una quarantina di chilometri da Atene. Gli Ateniesi chiesero aiuto a Sparta, ma gli Spartani erano impegnati in una festa religiosa e partirono in ritardo. Ad affiancare gli Ateniesi arrivarono solo i Plateesi.
Guidati dal generale Milziade, gli opliti ateniesi attaccarono di corsa, rafforzando le ali del loro schieramento. I Persiani furono respinti verso le navi. Secondo Erodoto morirono 192 Ateniesi e circa 6.400 Persiani. La leggenda del messaggero che corse fino ad Atene per annunciare la vittoria e morì sul posto viene da autori molto più tardi, ma ha dato il nome alla maratona olimpica.
Temistocle e la flotta ateniese
Dario morì prima di poter tentare di nuovo. Ad Atene, intanto, un politico di nome Temistocle convinse l’assemblea a usare l’argento appena scoperto nelle miniere del Laurio per costruire una grande flotta di triremi, circa duecento navi. Fu una decisione che avrebbe salvato la Grecia, e che rese Atene una potenza navale.
Serse e la seconda guerra persiana (480-479 a.C.)
Nel 480 a.C. Serse guidò di persona un esercito enorme. Erodoto parla di milioni di uomini, una cifra impossibile; gli storici moderni pensano a qualche centinaio di migliaia al massimo. Per farlo passare in Europa fece costruire due ponti di barche sull’Ellesponto e scavare un canale nella penisola del monte Athos, dove una flotta persiana era già naufragata anni prima.
Molte città greche si sottomisero. Le altre, guidate da Sparta e Atene, si allearono.
Le Termopili e Salamina
Il primo tentativo di fermare i Persiani avvenne alle Termopili, un passo stretto tra le montagne e il mare. Il re spartano Leonida lo difese per tre giorni con circa settemila uomini. Poi un greco del luogo, Efialte, mostrò ai Persiani un sentiero che aggirava il passo. Leonida rimandò indietro gran parte dell’esercito e restò con i suoi trecento Spartani, i Tespiesi e pochi altri. Morirono quasi tutti. Sul luogo fu poi inciso un epigramma: “Straniero, annuncia agli Spartani che qui giacciamo, obbedienti alle loro leggi”.
Atene fu evacuata e i Persiani incendiarono l’Acropoli. Ma Temistocle riuscì ad attirare la flotta persiana nello stretto di Salamina, dove le navi più numerose del nemico non avevano spazio per manovrare. Fu una vittoria schiacciante. Serse, che guardava la battaglia seduto su un trono sulla costa, tornò in Asia lasciando in Grecia il generale Mardonio.
Otto anni dopo il poeta Eschilo, che aveva combattuto a Maratona, mise in scena I Persiani, la più antica tragedia greca che ci sia arrivata. Racconta Salamina dal punto di vista degli sconfitti.
Platea e Micale (479 a.C.)
Nel 479 a.C. un grande esercito greco, guidato dallo spartano Pausania, sconfisse Mardonio a Platea, in Beozia. Mardonio fu ucciso. Secondo la tradizione, nello stesso giorno la flotta greca vinse a Micale, sulla costa dell’Asia Minore. L’invasione era finita.
Le conseguenze delle guerre persiane
I Greci continuarono la guerra per liberare le città dell’Egeo e dell’Asia Minore. Nel 478-477 a.C. Atene fondò la Lega di Delo, un’alleanza navale contro la Persia. In pochi decenni quella lega diventò l’impero di Atene. Con i suoi tributi l’Atene di Pericle ricostruì l’Acropoli con il Partenone.
La potenza ateniese finì però per spaventare Sparta, e questo portò alla guerra del Peloponneso. Un secolo e mezzo dopo, Alessandro Magno presentò la sua spedizione in Asia come la vendetta per l’incendio dei templi greci da parte di Serse.
Resta un’avvertenza. Quasi tutto ciò che sappiamo viene da fonti greche, che descrivono i Persiani come barbari e schiavi del loro re. Le fonti persiane, iscrizioni e tavolette amministrative, mostrano un impero ben organizzato e tollerante con i popoli sottomessi. Per i Persiani, la Grecia era solo una frontiera lontana.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Erodoto, Storie, libri V-IX
- Eschilo, I Persiani
- Encyclopaedia Britannica, voce “Greco-Persian Wars”
- Peter Green, The Greco-Persian Wars, University of California Press, 1996
- Pierre Briant, Histoire de l’Empire perse. De Cyrus à Alexandre, Fayard, 1996