Questa voce raccoglie altri principali conflitti contemporanei che non hanno una pagina propria sul sito, dal secondo dopoguerra a oggi. Sono guerre molto diverse: una guerra fredda diventata calda in Corea, una guerra coloniale in Algeria, una guerra tra Stati in Medio Oriente, una breve guerra per un arcipelago nell’Atlantico, un genocidio in Africa. Metterle una accanto all’altra aiuta a vedere le forme che la guerra ha preso dopo il 1945. Non è una classifica: ogni conflitto va studiato nel suo contesto.
La guerra di Corea (1950-1953)
Dopo il 1945 la Corea, ex colonia giapponese, era stata divisa lungo il 38° parallelo: a nord un regime comunista appoggiato dall’URSS, a sud un governo sostenuto dagli Stati Uniti. Il 25 giugno 1950 l’esercito nordcoreano invase il Sud. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in quel momento boicottato dai sovietici, autorizzò l’intervento di una forza internazionale guidata dagli americani.
La guerra cambiò direzione più volte. Le truppe dell’ONU, dopo lo sbarco a Inchon, arrivarono vicino al confine cinese; allora intervenne la Cina di Mao con centinaia di migliaia di soldati. Il fronte si fermò di nuovo intorno al 38° parallelo. L’armistizio di Panmunjom, nel luglio 1953, fermò i combattimenti, ma un trattato di pace non è mai stato firmato. Fu il primo grande conflitto armato della guerra fredda.
La guerra d’Algeria (1954-1962)
L’Algeria era considerata dalla Francia non una colonia, ma parte del territorio nazionale, con circa un milione di coloni europei. Il 1° novembre 1954 il Fronte di liberazione nazionale (FLN) lanciò una serie di attacchi. Seguirono otto anni di guerra, con attentati, rappresaglie e l’uso sistematico della tortura da parte dell’esercito francese, oggi ampiamente documentato.
La crisi fece cadere la Quarta Repubblica e riportò al potere nel 1958 Charles de Gaulle. Fu lui, a sorpresa per chi l’aveva sostenuto, ad aprire alla trattativa. Gli accordi di Évian del 1962 portarono all’indipendenza. Il numero dei morti è ancora oggi oggetto di controversia. Un film italiano, La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, Leone d’oro a Venezia nel 1966, è tuttora uno dei modi più efficaci per avvicinarsi a quella guerra.
Il caso algerino fa parte di un fenomeno più ampio, la fine degli imperi nati nell’età dell’imperialismo: dall’Indocina, dove si combatté prima della guerra del Vietnam, al Kenya, all’Angola.
La guerra Iran-Iraq (1980-1988)
Nel settembre 1980 l’Iraq di Saddam Hussein invase l’Iran, sconvolto dalla rivoluzione islamica dell’anno prima. Saddam contava su una guerra breve. Durò otto anni. Ricordò per molti aspetti la Prima guerra mondiale: trincee, assalti di fanteria, città bombardate. L’Iran mandò all’attacco anche ragazzi molto giovani. L’Iraq usò più volte armi chimiche, anche contro i curdi iracheni, come ad Halabja nel 1988.
Il cessate il fuoco dell’agosto 1988 lasciò i confini quasi invariati e centinaia di migliaia di morti. I debiti contratti da Baghdad sono tra le cause della guerra del Golfo del 1990.
La guerra delle Falkland (1982)
Il 2 aprile 1982 la giunta militare argentina occupò le isole Falkland, che gli argentini chiamano Malvinas e rivendicano da sempre. Il governo di Margaret Thatcher mandò una flotta a 13.000 chilometri di distanza. Il 14 giugno le truppe argentine sulle isole si arresero. Morirono 649 militari argentini e 255 britannici. In Argentina la sconfitta accelerò la caduta della dittatura; nel Regno Unito rafforzò la Thatcher.
Il genocidio in Ruanda e le guerre del Congo
Il 6 aprile 1994 fu abbattuto l’aereo del presidente ruandese Habyarimana. Nelle ore successive estremisti hutu cominciarono lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati, preparato da tempo con liste e propaganda radiofonica. In circa cento giorni furono uccise, secondo le stime dell’ONU, circa 800.000 persone, spesso con machete. La piccola missione dell’ONU presente nel paese fu ridotta invece che rafforzata. Il genocidio finì quando il Fronte patriottico ruandese prese il potere, a luglio.
Le conseguenze si allargarono al vicino Zaire, poi Repubblica Democratica del Congo. Tra il 1996 e il 2003 due guerre coinvolsero diversi eserciti africani e numerose milizie, tanto da essere chiamate “guerra mondiale africana”. Le vittime, in gran parte morte per fame e malattie, furono milioni secondo stime discusse.
Il Sudan e i conflitti del XXI secolo
Molte guerre di oggi sono guerre civili, con milizie, potenze straniere e civili come prime vittime. In Sudan, nell’aprile 2023, è scoppiato un conflitto tra l’esercito regolare e le Forze di supporto rapido, un potente gruppo paramilitare. Alla fine del 2024, secondo le Nazioni Unite, oltre dieci milioni di persone avevano dovuto lasciare le proprie case: la più grande crisi di sfollati al mondo.
Come studiare questi conflitti
Per confrontare guerre così diverse servono alcune domande ricorrenti. Chi combatteva e per che cosa? Quale ruolo ebbero le potenze esterne? Come furono colpiti i civili? Come si è chiusa, se si è chiusa, la guerra? Le banche dati come quella dell’Università di Uppsala, che registra i conflitti armati dal 1946, permettono di seguire anche le guerre di cui si parla meno.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Encyclopaedia Britannica, voci “Korean War”, “Algerian War”, “Iran-Iraq War”, “Falkland Islands War” e “Rwanda genocide of 1994”
- Nazioni Unite, Report of the Independent Inquiry into the Actions of the United Nations during the 1994 Genocide in Rwanda, 1999
- Uppsala Conflict Data Program (UCDP), banca dati sui conflitti armati
- Alistair Horne, A Savage War of Peace: Algeria 1954-1962, Macmillan, 1977