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Ronald Reagan: politica economica, Guerra fredda e presidenza

Epoca:

Ronald Reagan (1911-2004) fu il 40° presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1981 al 1989. Ex attore di Hollywood e governatore della California, guidò una svolta conservatrice in economia, con forti tagli alle tasse e meno interventi dello Stato, la cosiddetta reaganomics. In politica estera riaccese il confronto con l’Unione Sovietica, aumentando le spese militari, ma negli anni del secondo mandato avviò con Michail Gorbaciov il dialogo che portò alla fine della guerra fredda.

Ronald Reagan: riassunto della vita

Reagan nacque il 6 febbraio 1911 a Tampico, in Illinois, in una famiglia modesta. Dopo gli studi all’Eureka College lavorò come radiocronista sportivo e nel 1937 iniziò la carriera di attore a Hollywood, dove recitò in decine di film. Fu presidente del sindacato degli attori, lo Screen Actors Guild, e in origine era democratico; negli anni Cinquanta si spostò su posizioni conservatrici e nel 1962 passò al Partito repubblicano. Fu governatore della California dal 1967 al 1975 e nel 1980 vinse le elezioni presidenziali contro Jimmy Carter. Rieletto nel 1984, lasciò la Casa Bianca nel 1989. Nel 1994 annunciò di essere malato di Alzheimer e morì a Los Angeles il 5 giugno 2004.

Da attore a politico

Negli anni Cinquanta Reagan fu testimonial della General Electric e girò il Paese tenendo discorsi agli operai, nei quali criticava l’eccessivo peso dello Stato. Nel 1964 divenne noto a livello nazionale con un discorso televisivo a sostegno del candidato repubblicano Barry Goldwater, intitolato A Time for Choosing. La sua abilità nel parlare in pubblico, affinata come attore e speaker, gli valse in seguito il soprannome di “grande comunicatore”. Da governatore della California affrontò le proteste studentesche e tenne una linea dura sull’ordine pubblico.

Le elezioni del 1980 e l’attentato

Alla fine degli anni Settanta gli Stati Uniti attraversavano una fase difficile: inflazione alta, disoccupazione, crisi petrolifera e la crisi degli ostaggi americani in Iran. Reagan promise di restituire fiducia al Paese e vinse nettamente. Il 30 marzo 1981, poco più di due mesi dopo l’insediamento, fu ferito gravemente a Washington da un attentatore, John Hinckley. Si riprese in poche settimane e la sua popolarità crebbe.

La reaganomics: la politica economica di Reagan

Secondo Reagan, “il governo non è la soluzione al nostro problema, il governo è il problema”. La sua politica economica, chiamata reaganomics, si basava su alcuni punti:

  • forti riduzioni delle imposte sul reddito, soprattutto per le fasce più alte, con la legge del 1981;
  • riduzione delle regole per le imprese (deregolamentazione);
  • tagli ad alcuni programmi sociali;
  • sostegno alla politica della banca centrale contro l’inflazione.

Nel 1981 licenziò oltre undicimila controllori di volo in sciopero, un segnale di fermezza verso i sindacati. Dopo una dura recessione nel 1981-1982, l’inflazione scese e l’economia tornò a crescere. Però l’aumento delle spese militari insieme ai tagli fiscali fece crescere molto il deficit e il debito pubblico, e le disuguaglianze di reddito aumentarono. Una politica simile fu seguita nel Regno Unito da Margaret Thatcher, sua stretta alleata.

Reagan e l’Unione Sovietica

Nel primo mandato Reagan considerava l’Unione Sovietica un avversario da affrontare con decisione: nel 1983 la definì un “impero del male”. Aumentò fortemente il bilancio della difesa e nello stesso anno lanciò l’Iniziativa di difesa strategica, un progetto di scudo spaziale contro i missili, soprannominato “guerre stellari”. Sostenne inoltre i movimenti armati che combattevano governi filosovietici, come i mujaheddin nella guerra in Afghanistan e i Contras in Nicaragua. Nel 1983 ordinò l’invasione dell’isola caraibica di Grenada e nel 1986 bombardamenti sulla Libia.

Gorbaciov e la fine della guerra fredda

Con l’arrivo al potere di Michail Gorbaciov nel 1985, i rapporti cambiarono. I due leader si incontrarono a Ginevra (1985), a Reykjavík (1986), dove sfiorarono un accordo per eliminare gran parte delle armi nucleari, e a Washington, dove nel dicembre 1987 firmarono il trattato INF, che eliminava un’intera categoria di missili nucleari a medio raggio. Nel giugno 1987, a Berlino Ovest, Reagan pronunciò la celebre frase “Signor Gorbaciov, abbatta questo muro!”. Il muro sarebbe caduto nel 1989, pochi mesi dopo la fine della sua presidenza.

Lo scandalo Iran-Contras

Nel 1986 emerse lo scandalo Iran-Contras: alcuni membri dell’amministrazione avevano venduto segretamente armi all’Iran, nonostante l’embargo, per ottenere la liberazione di ostaggi in Libano, e avevano usato parte dei proventi per finanziare i Contras, violando un divieto del Congresso. Reagan affermò di non essere stato informato del trasferimento dei fondi; le indagini criticarono la sua gestione, ma lo scandalo non gli impedì di concludere il mandato con un’alta popolarità.

Il giudizio storico su Reagan

Per i suoi sostenitori Reagan restituì ottimismo agli americani, sconfisse l’inflazione e contribuì in modo decisivo alla vittoria dell’Occidente nella guerra fredda. I critici ricordano la crescita del debito, l’aumento delle disuguaglianze e lo scandalo Iran-Contras. Gli storici discutono quanto la fine dell’URSS sia dipesa dalla sua pressione e quanto invece dalle riforme di Gorbaciov e dalla crisi interna sovietica. Resta comunque uno dei presidenti più influenti del Novecento americano.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Ronald Reagan, An American Life, autobiografia, Simon & Schuster, 1990
  • Treccani, Enciclopedia online, voce “Reagan, Ronald Wilson”
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Ronald Reagan”
  • Lou Cannon, President Reagan: The Role of a Lifetime, Simon & Schuster, 1991

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