Preistoria
Il Paleolitico, o “età della pietra antica”, è il periodo più lungo della storia umana: va da circa 2,5 milioni di anni fa, quando compaiono i primi strumenti di pietra scheggiata, fino a circa 10.000 anni avanti Cristo, quando in alcune regioni si comincia a coltivare. Per farvi un’idea delle proporzioni: se tutta la vicenda umana durasse un giorno, il Paleolitico occuperebbe quasi ventitré ore e cinquanta minuti.
Il nome lo inventò nel 1865 l’archeologo inglese John Lubbock, da due parole greche, palaiós (antico) e líthos (pietra). Non era un’etichetta casuale. La pietra è quasi l’unica cosa che si è conservata, mentre legno, pelli e fibre vegetali sono andati perduti quasi ovunque.
Paleolitico inferiore, medio e superiore: le date
I manuali lo dividono in tre fasi. Le date cambiano un po’ da un libro all’altro, e in Africa non coincidono con quelle europee, quindi prendetele come ordini di grandezza.
Il Paleolitico inferiore va da circa 2,5 milioni a circa 120.000 anni fa. È l’epoca di Homo habilis e di Homo erectus, dei ciottoli scheggiati e poi delle amigdale, le asce a forma di mandorla. Il Paleolitico medio, più o meno tra 120.000 e 40.000 anni fa, in Europa è il tempo dei Neanderthal e della tecnica detta levalloisiana: si preparava un blocco di selce in modo da staccare, con un solo colpo, una scheggia della forma voluta. Il Paleolitico superiore, da circa 40.000 a 10.000 anni fa, è legato a Homo sapiens, alle lame sottili, agli strumenti in osso e all’arte.
Come vivevano gli uomini del Paleolitico
Erano nomadi, ma non vagabondi. È una distinzione che a scuola si perde spesso. I gruppi, di 20 o 30 persone, si spostavano dentro territori che conoscevano benissimo, seguendo le stagioni: dove maturavano certe bacche, dove passavano le renne in primavera, dove il fiume portava i salmoni.
Il cibo veniva dalla caccia, dalla pesca e dalla raccolta, che era probabilmente la fonte più sicura. Nei libri vecchi si legge che i primi ominini erano soprattutto “spazzini”, cioè mangiavano le carcasse lasciate dai leoni; per le fasi più antiche è un’ipotesi seria. Più tardi la caccia diventa organizzata: a Schöningen, in Germania, sono state trovate lance di legno di circa 300.000 anni, lunghe più di due metri e bilanciate come giavellotti.
Per ripararsi si usavano grotte e sporgenze di roccia, ma anche capanne all’aperto fatte con pali, rami e pelli. Nelle pianure dell’Ucraina, dove alberi ce n’erano pochi, si costruiva con ossa e zanne di mammut. Su tutti questi aspetti trovate la scheda dedicata ai cacciatori e raccoglitori.
Il fuoco cambia la giornata
Quando gli uomini abbiano imparato a controllare il fuoco è una domanda con molte risposte. Tracce di bruciato associate a ominini, in Sudafrica, potrebbero avere un milione di anni; l’uso regolare dei focolari è certo molto più tardi. Sulla scoperta del fuoco c’è una pagina apposta.
Le conseguenze, però, sono chiare. Il fuoco scalda, illumina la grotta, tiene lontani i predatori. Rende digeribili carne e radici. E allunga la giornata: dopo il tramonto si resta seduti insieme, ed è difficile non pensare che lì si raccontassero storie.
Strumenti: dalla pietra scheggiata alle lame
Lo dico ai ragazzi con un esempio. Prendete due sassi e provate a ottenere un bordo tagliente: ci riuscite, forse, dopo venti tentativi e un dito ferito. I primi strumenti olduvaiani erano proprio così, ciottoli con qualche scheggia tolta. Le amigdale richiedono già un progetto in testa, perché vanno lavorate su entrambe le facce seguendo una forma simmetrica.
Nel Paleolitico superiore si arriva a lame lunghe e sottili, punteruoli, raschiatoi, aghi d’osso con la cruna per cucire le pelli, propulsori che permettevano di lanciare una zagaglia molto più lontano. Alla fine del periodo compaiono arco e frecce. Più dettagli nella scheda sulle prime tecnologie, collegata qui sotto.
Arte rupestre e prime credenze
È la parte che di solito colpisce di più. Nella grotta Chauvet, in Francia, ci sono leoni, cavalli e rinoceronti dipinti più di 30.000 anni fa; a Lascaux e ad Altamira tori e bisonti di qualche millennio dopo. In Italia la grotta di Fumane, vicino a Verona, ha restituito frammenti di roccia dipinta tra i più antichi d’Europa.
Perché dipingevano? Nessuno lo sa con sicurezza. Magia per propiziare la caccia, riti di iniziazione, racconti, segni di appartenenza: sono ipotesi, e un buon insegnante deve dirvi che restano tali. Certo è che quelle persone seppellivano almeno alcuni morti con ornamenti e ocra rossa, e scolpivano statuette come la Venere di Willendorf. Pensavano per simboli.
Come finisce il Paleolitico
Verso 12.000-10.000 anni fa l’ultima glaciazione si chiude, il clima si fa più caldo, i ghiacciai si ritirano e il paesaggio cambia: boschi dove c’era la steppa, meno renne e mammut, più cervi e cinghiali. In Europa si parla di Mesolitico, una fase di passaggio. Nel Vicino Oriente, intanto, alcuni gruppi cominciano a seminare cereali selvatici: è l’inizio della rivoluzione neolitica.
Per il quadro biologico che sta dietro tutto questo vedete la scheda sull’evoluzione umana nella sezione Origine dell’uomo; l’elenco completo degli argomenti del primo anno è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
Una buona base per la periodizzazione è la voce “Paleolitico” di Wikipedia; sulle pitture francesi, la voce “Grotta Chauvet”. Lo Smithsonian Institution raccoglie in inglese le prove dell’evoluzione umana e degli strumenti nel portale Human Origins.
Preistoria · sezione
Il Paleolitico comprende tempi e territori molto diversi. Qui si esplorano tecniche, ripari e immagini che permettono di interrogare la vita di gruppi mobili.
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