Homo sapiens

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Homo sapiens: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Origine dell’uomo

Homo sapiens è la nostra specie: l’unica specie umana ancora vivente, comparsa in Africa circa 300.000 anni fa e poi diffusa in tutti i continenti, Antartide esclusa. Il nome, in latino, significa “uomo sapiente”. Lo scelse il naturalista svedese Linneo nel 1758, con una certa dose di ottimismo.

Scherzi a parte, la domanda che ci interessa è un’altra: che cosa ha reso questa specie così diversa dalle altre, al punto da arrivare dall’Africa orientale fino alla Terra del Fuoco?

Quando e dove nasce Homo sapiens

Fino a pochi anni fa sui manuali si leggeva “200.000 anni fa, in Africa orientale”. Era una data ragionevole, basata soprattutto sui crani di Omo Kibish, in Etiopia. Poi, nel 2017, è stata pubblicata la nuova datazione dei fossili di Jebel Irhoud, in Marocco: circa 300.000 anni. Il volto di quegli individui è già quasi moderno; la scatola cranica, allungata, lo è molto meno.

Cosa ne ricaviamo? Che sapiens non è “nato” in un punto preciso, come una pianta in un vaso. Probabilmente si è formato a poco a poco, in gruppi sparsi per il continente africano che di tanto in tanto si incontravano e si mescolavano. Gli studiosi parlano infatti di un’origine pan-africana. Per un test di prima, però, basta ricordare: Africa, tra 300.000 e 200.000 anni fa.

Com’era fatto: le caratteristiche fisiche

Se un sapiens di 30.000 anni fa entrasse in classe lavato, pettinato e con una felpa addosso, nessuno ci farebbe caso. Fronte alta e quasi verticale, volto piccolo sotto la scatola cranica, mento sporgente: il mento, curiosamente, ce l’abbiamo solo noi. Il cervello aveva un volume simile al nostro, intorno ai 1.350 centimetri cubi, anche se i Neanderthal lo avevano in media perfino un po’ più grande.

Il corpo era slanciato, adatto a camminare e correre a lungo. L’altezza variava molto da una popolazione all’altra, come oggi.

Fuori dall’Africa: le grandi migrazioni

Ci furono uscite precoci. Un osso mascellare trovato nella grotta di Misliya, in Israele, indica una presenza di sapiens nel Vicino Oriente già intorno a 180.000 anni fa. Ma la vera espansione, quella che ha lasciato traccia nel DNA di quasi tutte le popolazioni non africane di oggi, avviene più tardi, tra circa 70.000 e 50.000 anni fa.

Da lì il ritmo è impressionante, se pensiamo che si viaggiava a piedi. L’Australia viene raggiunta intorno a 50.000 anni fa, e per arrivarci bisognava attraversare tratti di mare aperto: quindi esistevano imbarcazioni, anche se non ne è rimasta nessuna. L’Europa è popolata più o meno 45.000 anni fa. Le Americhe arrivano per ultime, attraverso la Beringia, il ponte di terra emerso tra Siberia e Alaska durante l’ultima glaciazione; le impronte di White Sands, nel Nuovo Messico, fanno pensare a una presenza già oltre 20.000 anni fa, ma sulla data si discute ancora.

L’incontro con i Neanderthal

In Europa e nel Vicino Oriente sapiens trovò una specie umana già insediata da centinaia di migliaia di anni: l’uomo di Neanderthal. Per molto tempo si è immaginato uno scontro, quasi una guerra tra specie. Il DNA racconta una storia più sfumata. Le persone con antenati europei o asiatici portano oggi circa il 2% di geni neanderthaliani: segno che ci furono unioni e figli.

Perché alla fine rimase solo sapiens, circa 40.000 anni fa? Non lo sappiamo con certezza. Le ipotesi più citate sono una popolazione neanderthaliana piccola e frammentata, i cambiamenti del clima, la concorrenza per le stesse prede. Probabilmente un po’ di tutto.

Come viveva: caccia, strumenti e arte

Per quasi tutta la sua storia Homo sapiens è stato un nomade. Viveva in gruppi di qualche decina di persone, spostandosi con le stagioni e con le mandrie di renne, bisonti o cavalli: erano cacciatori e raccoglitori, e la raccolta di bacche, radici e molluschi contava almeno quanto la caccia. Conosceva bene il fuoco, cuciva vestiti di pelle con aghi d’osso, costruiva ripari con pali, pelli e, in Ucraina, persino con ossa di mammut.

Gli strumenti diventano più vari e precisi: lame sottili di selce, punte di zagaglia in corno, propulsori per lanciare più lontano. Ma la vera novità è un’altra, e i ragazzi la notano subito quando vedono le immagini.

Sono le pitture di Chauvet, in Francia, vecchie di oltre 30.000 anni: leoni, rinoceronti, cavalli disegnati sfruttando le sporgenze della roccia. Sono le statuette femminili come la Venere di Willendorf. Sono le sepolture con collane di conchiglie forate. Qualcuno, insomma, pensava per simboli, raccontava, ricordava. Tutto questo appartiene al Paleolitico superiore.

Che cosa ci rende “sapiens”?

Domanda difficile, e onestamente non ha una risposta unica. Il linguaggio articolato conta moltissimo, ma non sappiamo esattamente quando sia nato, e anche i Neanderthal avevano un apparato vocale adatto a parlare. Contano la capacità di cooperare con persone che non sono parenti, di scambiare oggetti a centinaia di chilometri di distanza, di trasmettere conoscenze da una generazione all’altra.

Io lo dico così in classe: non c’è stata un’invenzione magica, un interruttore che si è acceso. C’è stata una combinazione di cervello, cultura e socialità che, accumulandosi nel tempo, ha fatto la differenza. Il resto della storia, a partire dalla rivoluzione neolitica di circa 12.000 anni fa, è opera di questa stessa specie.

Per il quadro generale tornate alla scheda sull’evoluzione umana; tutti gli argomenti del primo anno sono nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

Per le date e i siti citati è utile la voce “Homo sapiens” di Wikipedia, con la relativa bibliografia; sui fossili marocchini c’è la voce dedicata a “Jebel Irhoud”. Per un taglio più accademico, il saggio Treccani “Evoluzione del genere Homo” (Frontiere della Vita).

Una sezione è l’inizio di un percorso.

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