Euromaidan è il nome dato al movimento di protesta che tra il novembre 2013 e il febbraio 2014 riempì la piazza dell’Indipendenza (Majdan Nezaležnosti) di Kyiv, in Ucraina. Nato contro la decisione del governo di non firmare un accordo di associazione con l’Unione Europea, il movimento si trasformò in una protesta contro la corruzione e l’autoritarismo del presidente Viktor Janukovyč, che alla fine fuggì dal Paese. Le sue conseguenze, a partire dall’annessione russa della Crimea, segnano ancora oggi la storia europea.
Euromaidan: riassunto
Il 21 novembre 2013 il governo ucraino annunciò la sospensione dei preparativi per la firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, che avrebbe dovuto avvicinare l’economia e le istituzioni del Paese a quelle europee. La decisione arrivò dopo forti pressioni della Russia, che proponeva invece all’Ucraina un legame più stretto con Mosca. La sera stessa alcune centinaia di persone, soprattutto studenti e giovani, si radunarono sul Majdan.
Nella notte del 30 novembre la polizia antisommossa disperse con violenza i manifestanti. Le immagini delle cariche provocarono una mobilitazione molto più ampia: nei giorni successivi centinaia di migliaia di persone scesero in piazza a Kyiv e in altre città. La protesta divenne un movimento contro il governo, con un accampamento permanente al centro della capitale.
Le cause
Le ragioni del movimento erano diverse e intrecciate:
- la scelta tra integrazione europea e legame con la Russia, una questione centrale per l’Ucraina indipendente fin dal 1991;
- la diffusa corruzione e la concentrazione di potere e ricchezza attorno al presidente e ad alcuni grandi imprenditori, i cosiddetti oligarchi;
- la delusione per le speranze della “rivoluzione arancione” del 2004, che aveva già contestato Janukovyč;
- la reazione alla violenza della polizia contro manifestanti pacifici.
La vita sul Majdan
Per tre mesi la piazza divenne una piccola città autogestita, con tende, cucine da campo, punti di assistenza medica, un palco per i discorsi e barricate costruite con neve, pneumatici e materiali di recupero. Vi partecipavano persone molto diverse: studenti, pensionati, lavoratori, intellettuali, militanti di partiti di opposizione e anche gruppi nazionalisti radicali, la cui presenza fu poi usata dalla propaganda russa per descrivere l’intero movimento come estremista.
Dall’escalation alla fuga di Janukovyč
Nel gennaio 2014 il Parlamento approvò in fretta una serie di leggi che limitavano fortemente il diritto di manifestare. I manifestanti le definirono “leggi della dittatura”, e gli scontri con la polizia si fecero più violenti; ci furono le prime vittime. Alcune di quelle leggi furono poi ritirate, ma la tensione restò altissima.
Tra il 18 e il 20 febbraio 2014 Kyiv visse i giorni più drammatici: negli scontri intorno al Majdan e nelle vie vicine morirono circa cento manifestanti, molti colpiti da cecchini, e anche diversi agenti di polizia. In Ucraina i manifestanti uccisi sono ricordati come la “Centuria celeste”. Il 21 febbraio, con la mediazione di alcuni ministri europei, il presidente e l’opposizione firmarono un accordo per elezioni anticipate, ma nella notte Janukovyč lasciò la capitale. Il 22 febbraio il Parlamento votò la sua destituzione e fissò nuove elezioni presidenziali. In maggio fu eletto presidente Petro Porošenko, e in seguito l’Ucraina firmò l’accordo di associazione con l’UE.
Le conseguenze
La Russia di Vladimir Putin non riconobbe il nuovo governo, definendo gli eventi un colpo di Stato. Già alla fine di febbraio 2014 militari russi senza insegne presero il controllo di punti strategici in Crimea; dopo un referendum organizzato in fretta e non riconosciuto dalla comunità internazionale, nel marzo 2014 la Russia annunciò l’annessione della penisola (vedi l’annessione della Crimea del 2014).
Nella primavera dello stesso anno, nelle regioni orientali di Donec’k e Luhans’k, gruppi armati separatisti sostenuti dalla Russia presero il controllo di diverse città: iniziava il conflitto del Donbass. Nel luglio 2014 un aereo civile, il volo Malaysia Airlines MH17, fu abbattuto sopra la zona dei combattimenti con un missile; un’indagine internazionale ha attribuito la responsabilità a un sistema missilistico di provenienza russa. Gli accordi di Minsk del 2014 e del 2015 non portarono a una pace stabile.
L’Unione Europea e gli Stati Uniti adottarono sanzioni contro la Russia, e i rapporti tra Mosca e l’Occidente entrarono nella fase di tensione più grave dalla fine della Guerra fredda, fino all’invasione russa dell’Ucraina del 2022.
Date principali
- 21 novembre 2013: il governo sospende l’accordo con l’UE; iniziano le proteste.
- 30 novembre 2013: la polizia disperde violentemente i manifestanti.
- 16 gennaio 2014: approvazione delle leggi contro le manifestazioni.
- 18-20 febbraio 2014: i giorni più sanguinosi degli scontri.
- 22 febbraio 2014: il Parlamento destituisce Janukovyč.
- Marzo 2014: annessione russa della Crimea.
- Primavera 2014: inizio della guerra nel Donbass.
- Maggio 2014: elezione di Petro Porošenko.
Protagonisti
- Viktor Janukovyč, presidente dell’Ucraina dal 2010 al 2014.
- I manifestanti del Majdan, studenti, lavoratori e cittadini di diverse regioni.
- I leader dell’opposizione parlamentare.
- Vladimir Putin, presidente della Russia.
Perché è importante
Euromaidan è un passaggio chiave per capire l’Ucraina contemporanea e la crisi tra Russia e Occidente. Il movimento mostrò la forza di una mobilitazione civile legata all’idea di Europa, ma aprì anche una lunga fase di guerra. Per il quadro generale si può leggere la pagina sulla crisi russo-ucraina dal 2014.