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Ucraina indipendente

Epoca:

L’Ucraina indipendente nasce nel 1991, quando la repubblica sovietica con capitale Kiev diventa uno Stato sovrano. È il secondo paese più esteso d’Europa dopo la Russia e, prima della guerra, aveva oltre quaranta milioni di abitanti. In trent’anni è passata da repubblica post-sovietica, povera e segnata dalla corruzione, a paese che chiede di entrare nell’Unione europea, mentre combatte la più grande guerra europea dal 1945. Questa scheda ricostruisce la storia politica dello Stato ucraino; la guerra è raccontata nella scheda sulla guerra russo-ucraina.

Come è nata l’Ucraina indipendente?

Per settant’anni l’Ucraina era stata una delle repubbliche dell’Unione Sovietica, con una memoria pesante: la carestia del 1932-33, l’Holodomor, la guerra, la repressione di chi difendeva la lingua e la cultura ucraina. Alla fine degli anni Ottanta, con la perestrojka, nacquero movimenti per la sovranità. Il disastro di Černobyl’, nel 1986, aveva mostrato a molti quanto il potere centrale nascondesse ai cittadini.

Il 24 agosto 1991, subito dopo il fallito colpo di Stato contro Gorbačëv a Mosca, il parlamento di Kiev proclamò l’indipendenza. Il 1° dicembre un referendum la confermò con oltre il 90 per cento di sì, in tutte le regioni. Una settimana dopo i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia si incontrarono nella foresta di Belovež e dichiararono finita l’URSS; la dissoluzione dell’Unione Sovietica si completò a fine dicembre.

Gli anni Novanta: armi nucleari, crisi e oligarchi

Il nuovo Stato aveva ereditato il terzo arsenale nucleare del mondo. Con il Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994 vi rinunciò, consegnando le testate alla Russia, in cambio dell’impegno di Russia, Stati Uniti e Regno Unito a rispettarne indipendenza e confini. La Costituzione arrivò nel 1996, la nuova moneta, la hryvnja, nello stesso anno.

Il passaggio all’economia di mercato fu durissimo. L’iperinflazione cancellò i risparmi, la produzione crollò, e le privatizzazioni crearono un piccolo gruppo di oligarchi con grande influenza su politica e media. Durante la presidenza di Leonid Kučma, dal 1994 al 2005, il caso del giornalista Heorhij Gongadze, ucciso nel 2000, divenne il simbolo di un sistema opaco. La Crimea, abitata in maggioranza da russi, ottenne lo statuto di repubblica autonoma; la flotta russa del Mar Nero restò a Sebastopoli in base a un accordo con Kiev.

Dalla rivoluzione arancione a Euromaidan

Nel novembre 2004 il ballottaggio presidenziale fu vinto ufficialmente da Viktor Janukovyč, candidato sostenuto da Kučma e dal Cremlino, ma gli osservatori internazionali denunciarono brogli. Per settimane centinaia di migliaia di persone manifestarono a Kiev con il colore arancione dell’opposizione. La Corte suprema annullò il voto e la ripetizione fu vinta da Viktor Juščenko. Fu la rivoluzione arancione. Le speranze durarono poco: il governo si divise tra Juščenko e la premier Julija Tymošenko, e nel 2010 Janukovyč vinse le elezioni.

Nel novembre 2013 Janukovyč sospese la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea, dopo forti pressioni russe. Cominciarono le proteste di piazza Maidan, l’Euromaidan. Nel febbraio 2014 gli scontri con le forze di sicurezza fecero circa cento morti tra i manifestanti, e il presidente fuggì in Russia. Per molti ucraini fu la “rivoluzione della dignità”; per Mosca, un colpo di Stato sostenuto dall’Occidente.

2014-2021: la Crimea, il Donbass e le riforme

La risposta russa fu immediata. A marzo la Russia proclamò l’annessione della Crimea, e nel Donbass cominciò una guerra tra l’esercito ucraino e separatisti sostenuti da Mosca. Il nuovo presidente, Petro Porošenko, firmò l’accordo di associazione con l’UE; dal 2017 gli ucraini possono viaggiare nell’area Schengen senza visto. Furono avviate riforme della polizia, degli appalti pubblici e dell’amministrazione locale, e nacque un’agenzia anticorruzione. Nel 2019 la Chiesa ortodossa dell’Ucraina ottenne l’autocefalia dal patriarca di Costantinopoli, separandosi dalla tutela di Mosca.

Lo stesso anno l’attore Volodymyr Zelens’kyj vinse le presidenziali con il 73 per cento al ballottaggio, promettendo pace nel Donbass e lotta alla corruzione.

L’Ucraina in guerra (aggiornato a ottobre 2026)

Il 24 febbraio 2022 il presidente Vladimir Putin ordinò l’invasione russa dell’Ucraina. Lo Stato ucraino non crollò, come molti si aspettavano: governo e presidente restarono a Kiev, e la resistenza costrinse le truppe russe a ritirarsi dal nord. La guerra ha però trasformato il paese. Milioni di persone sono fuggite all’estero, circa un quinto del territorio è occupato, e la legge marziale ha sospeso le elezioni, una scelta prevista dalla Costituzione ma contestata da Mosca e da una parte dei critici.

Sul piano politico la guerra ha accelerato la scelta europea. Nel giugno 2022 l’Ucraina è diventata paese candidato all’Unione europea, e nel giugno 2024 sono cominciati ufficialmente i negoziati di adesione. La politica interna resta comunque vivace e conflittuale: nel luglio 2026, dopo proteste di piazza per la rimozione del ministro della Difesa Mychajlo Fedorov, Zelens’kyj ha sostituito il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrs’kyj, con il generale Mychajlo Drapatyj (ANSA). I negoziati di pace mediati dagli Stati Uniti, sospesi a marzo 2026, a fine settembre non erano ancora ripresi.

In breve

L’Ucraina indipendente ha costruito in pochi decenni istituzioni proprie, una società civile capace di mobilitarsi e un’identità nazionale sempre più netta, rafforzata dalla guerra. Le sue debolezze sono state la corruzione, il peso degli oligarchi e la dipendenza energetica dalla Russia. Il suo futuro dipende dall’esito della guerra, dalle garanzie di sicurezza e dal cammino verso l’Unione europea.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voce “Ucraina”
  • Memorandum di Budapest, 5 dicembre 1994; risoluzione 68/262 dell’Assemblea generale dell’ONU, 27 marzo 2014
  • Consiglio europeo, conclusioni del 23-24 giugno 2022 sullo status di paese candidato
  • ANSA, 21 luglio 2026
  • Serhii Plokhy, The Gates of Europe: A History of Ukraine, Basic Books, 2015
  • Andrea Graziosi, L’Ucraina e Putin tra storia e ideologia, Laterza, 2022

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